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Full text of "Aspetti sociali del Codice di diritto canonico"

PONTIFICIA UNIVERSIT4S GREGORIANA 



Aspetti giuridici degli Ospedali di Roma 
secondo le Bolle Pontifìcie 



Auctore 
P. Benedicto ab Aletmo 0. F. M. Cap. 



Excerpta ex Dissertatione ad Lauream 

in Facultate Juris Canonici 

Pontifìciae Uniuersitatis Gregorianae 



VITERBO 1950 

CATHOLIC -UNIVERSITY 

OF AMERICA UBRARY 

Washington, D. C. 



Vfdimus et approbamns 



Romae, ex Pontificia Uniueraitate Gregoriana 
die 10 Julii 1950 



P. RAYMUNDUS BIDAGOR, S. I 
P. JOAWNES M. RESTREPO. S. I. 



Rfihil obstat ex parte Ordinfs 

Romae dia 7 Junii 1950 



Fr. HIPPOLYTUS a UETRALLA 
Minister Prouiniiialis 0. F. M. Gap. 



ImpcimatoF 

Ulterbii, ex Nostro Palatio Episcopali, 



die 29 Julii 1950 

t ADELCHIO ALBANESI Ep. Uiterbien. 



00^ <>dr«grog^'oS»''«gr'«S» ~og»~ògó~5g»~og5~ògQ~'% <> « Q» <x ?»~òb<> 00» Og»"cg5"«J^~Ò^g"«?g"^ ^'«g»" «g»' 



PREFAZIONE 



O// Arciospedali di Roma, monumenti vetusti per età e insigni 
per storia ed arte, in confronto di altre istituzioni caritative, ebbero 
il singolare vantaggio di essere V oggetto preferito di interessanti 
monografie. L' origine del primo grande nosocomio quasi avvolto 
nella leggenda, la vastità dei locali adibiti, la fastosità decorativa, 
lo sviluppo artistico che nel Rinascimento raggiunge il suo massimo 
splendore, l' attivo e prodigioso apostolato ivi svolto da uomini 
eminenti per santità come Camillo De Lellis e Filippo Neri, e infine 
la munificenza papale esplicata in una forma di interessamento 
mai visto nell'antichità, sono tutti fattori che hanno favorito quella 
ricca e studiosa ricerca del nuovo e dell' originale, che ha reso i 
luoghi cari alla pietà umana, altrettanti centri di attrazione nella 
scienza e nella cultura. 

Senonchè nella bella fioritura di opere, egregie nella forma e 
nel contenuto, non ve n' è una sola che si allontani decisamente da 
criteri di esposizione, i quali trattati sotto V aspetto evoluzionistico 
come contributo caritativo, o anche nel loro apparato organizzativo 
e ornamentale, sono e rimangono criteri essenzialmente storici. Per 
contro /' Ospedale romano in qualità di ente giuridico, voluto e 
creato dalle Bolle Pontificie, non ha avuto — a nostro avviso — 
letteratura di sorta, il che è di certo una lacuna tanto grave 
quanto singolare per chi apprezza l'importanza della questione. 

Indubbiamente gli Arciospedali di Roma sovrabbondano di 
storia in modo veramente speciale. Sorti quasi tutti in tempi densi 
di avvenimenti politici, offrono lati sempre nuovi e sempre attraenti 
alle ricerche e invogliano o richiamano V attenzione dello studioso. 



4 PREFAZIONE 

Non per questo però deve ritenersi che una materia di studio così 
vastUf possa essere esaurita ripetendo, con ritrovati più o meno 
originali, le notizie che segnano la data di nascita di questi grandi 
stabilimenti caritativi, o la loro funzione provvidenziale o sociale, 
oppure — nella forma migliore — valorizzando le stesse istituzioni 
in bjse a concetti più universali, inquadrando cioè con mente equi- 
librata e avulsa da idee preconcette, i tempi e le persone negli 
avvenimenti e nei fatti storici. Queste pur essendo cose utilissime per 
orientare il profano nella ricostruzione dell'ambiente ideale che vide 
tali istituzioni fin dall'inizio apportatrici di benessere ed espressione 
purissima di fattiva e concreta solidarietà umana, sono divenuti col 
tempo motivi tradizionali e perciò stesso privi di originalità costruttiva. 

Il desiderio pertanto di cogliere aspetti diversi da quelli ai 
quali ci ha abituati la suaccennata letteratura e presentare gli 
Arciospedali romani al di fuori del campo essenzialmente storico, ha 
dato vita al presente lavoro. Il quale però essendo un semplice 
tentativo di valorizzare le Bolle Pontificie emanate per essi, non 
ha e non può avere pretese decisive nella trattazione scientifica e 
nella ricerca di documenti. Esso deve considerarsi solo un contributo 
di studio inteso a sorprendere e ricavare da quei documenti papali 
importantissimi e, in materia, mai sfruttati, gli elementi necessari e 
sufficienti per mostrare negli Ospedali un solido inquadramento 
giuridico dovuto a speciali disposizioni, le quali non di rado osten- 
tano una singolare indipendenza dal diritto comune del tempo. Per 
tal motivo la Bolla Pontificia acquista per il nostro scopo la 
prerogativa di legge e anche se qua e là per completare le dispo- 
sizioni bollari ci siamo serviti di notizie desunte dall' Archivio di 
Stato di Roma o dalle opere dei canonisti, essa rimane sempre il 
vero ed unico fondamento sul quale si appoggia la presente 
dissertazione. 

Le inevitabili imperfezioni che saranno riscontrate nel nostro 
lavoro, serviranno a illuminarci per una opportuna rettifica di 
esposizione ed eventualmente di idee ; ma noi ci riterremo soddisfatti 
se col nostro modesto tentativo, saremo stati capaci di stimolare 
altri a trattare con più competenza un prezioso materiale che si presta 
mirabilmente a studi utilissimi e ancora inesplorati. 



COSPETTO GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 



La dissertazione si apre con una Introduzione storica, la cui idea centrale 
è quella di dimostrare che l'Ospedale, come opera di beneficenza, è una 
creazione del Cristianesimo. Dopo aver dato un rapido sguardo alle forme di 
beneficenza dei popoli piiì evoluti dell'antichità precristiana, si è stabilito un 
termine di paragone con l'antichità cristiana tutta pervasa dallo spirito di 
carità che sbocciava sempre in multiformi opere di bene. Le prim€ forme 
concrete di questa carità in favore degli infermi, furono l'Ospizio, le Domun- 
cole e pili tardi i Nosocomi, primo fra tutti quello di Fabiola, presso Ostia, 
assai lodato da S. Girolamo. Successivamente sono state ricordate altre fon- 
dazioni, quelle del patriziato romano convertito alla nuova fede, e quelle 
numerosissime dei Papi, fino al tempo di Innocenzo III, che dà vita al primo 
grande Ospedale romano denominandolo " S. Maria in Saxia „. 

Fatta quindi conoscere nelle sue vicende storico-sociali l'origine dell'Ospe- 
dale di S. Spirito e accennato alle altre similari istituzioni succedutesi in Roma 
sempre per interessamento diretto o per ispirazione dei Sommi Pontefici, è 
stato preparato, per così dire, il terreno sul quale poi si vedrà come siasi 
esplicato l'interessamento pontificio attraverso provvide istituzioni giuridiche. 

La materia della dissertazione propriamente detta è stata svolta in cinque 
capitoli, ciascuno dei quali suddiviso in numeri e paragrafi. 

Il primo Capitolo è una sommaria illustrazione del concetto e della dot- 
trina riguardante gli Ospedali nel diritto delle Decretali, con riferimenti e 
confronti al diritto canonico vigente. Assolutamente parlando questo Capitolo 
non è necessario alla Dissertazione, la quale si propone solo di presentare gli 
Ospedali inquadrati in un sistema giuridico particolare e non nel diritto 
comune; per questo ia trattazione della materia è stata sommaria e senza 
pretese dottrinali. Tuttavia si è creduto conveniente preporlo agli altri capitoli 
perchè risaltino evidenti le disposizioni già sancite per gli Ospedali in genere 
nel diritto comune e quelle sancite poi per gli Ospedali di Roma, cosi che 
stabilito il confronto sia facile rilevare e la novità di alcune istituzioni, e 
l'importanza che esse assumono nel diritto particolare e privilegiato. 

Col Capitolo secondo si entra nel vivo dell'argomento, che sarà svolto 
attraverso un'accurata analisi delle Bolle Pontificie. Di queste Bolle riguardanti 
gli Ospedali romani, si fa un ampio accenno nel paragrafo primo, conside- 
randole non solo come soggetto immediato dell'analisi, ma anche nel loro 
numero, nel loro scopo e soprattutto nel loro valore giuridico in ordine alla 
vita degli Ospedali stessi, Interessante è la descrizione di molti documenti 



6 COSPETTO GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 

inediti; e non meno interessante il tentativo di ricostruzione del loro numero, 
desunto da vari documenti di archivio, egualmente inediti. 

Il paragrafo 2° parla della evoluzione giuridica della personalità degli 
Ospedali di Roma, dal secolo XllI al secolo XVHI. In base al diritto 
comune del tempo era cosa certa che gli Ospedali di Roma, come tutti gli 
Ospedali eretti dall'autorità ecclesiastica, godevano della prerogativa della 
personalità morale, anche se la terminologia delle Decretali non era così 
precisa come quella del Codice; ma si è voluto vedere in qual modo lo stile 
bollare l'avesse delineata nell'esercizio pratico delle disposizioni. Si trattava 
anche qui di una ricostruzione giuridica, per la quale, non essendo espliciti i 
termini nei documenti, è stata desunta la sostanza e le intrinseche qualità 
deiristituto, da disposizioni occasionali e da vicende storiche. Per facilitare 
l'indagine e per meglio rimarcare l'evoluzione, la personalità è stata esaminata 
raggruppando i documenti pontifici in tre periodi di tempo che vanno dalla fon- 
dazione dell'Ospedale di S. Spirito a Pio IX, toccando tappe di grande valore 
giuridico, come l'energica riforma ospedaliera operata da Eugenio IV e perfe- 
zionata da Sisto IV, nonché il Concilio di Trento, per terminare con le 
leggi eversive del 1870. L'ampia indagine ha dato risultati, sotto certi aspetti, 
sorprendenti, perchè in tal modo è stato possibile presentare gli Ospedali di 
Roma nella loro chiara figura di persone morali. A complemento di questo 
paragrafo sono state aggiunte le vicende che hanno condotto a riunire i 
singoli istituti ospedalieri in un'unica personalità giuridica, sia sotto l'influenza 
pontificia, sia sotto l'amministrazione civile. 

Il Capitolo III: «Regime direttivo e amministrativo» è il centro di tutta 
la dissertazione, attorno al quale si giustificano e si muovono le altre isti- 
tuzioni. Data la sua particolare importanza è stato scelto e riportato integral- 
mente nelle pagine seguenti. Merita peraltro qualche dilucidazione. Avendo 
dovuto parlare della Precettoria romana, non si poteva sorvolare sulla Com- 
menda, che ad essa fu aggiunta. E facile intuire l'importanza del nuovo 
istituto, tuttavia non altrettanto facile é stata la ricostruzione del medesimo, 
non ostante accurate ricerche, risultate infruttuose fuori del regime bollare. 
Tutto ciò che è stato possibile dire in merito è pura deduzione dall'indagine 
fatta sui numerosi documenti papali, e le conclusioni alle quali siamo pervenuti, 
non dovrebbero essere molto lontane dalla certezza, sebbene siano state pre- 
sentate con la dovuta riserva. 

Tutta r altra materia che completa questo capitolo — specialmente la 
pratica forense e la capacità giuridica — avrebbe meritato singole trattazioni 
in capitoli separati, dato il largo margine che occupa nelle Bolle e in altri 
documenti di archivio e l' importanza che di riflesso procurava agli istituti 
ospedalieri. I pochi paragrafi sotto i quali tale materia è stata racchiusa, 
offrono però un sufficiente criterio di valutazione e — ciò che piti conta — 
mantengono la dissertazione nel limite impostosi, quello cioè di semplice 
indagine ricostruttiva, che — sebbene tentata per la prima volta — non può 
avere pretese scientifiche definitive. 



COSPETTO GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 7 

Il Capitolo IV è una logica deduzione delle separate analisi dei capitoli 
precedenti. È il capitolo ctie, insieme al V che tratteggia la condizione giuridica 
dei cappellani, dà una certa vitalità e un tono di attualità alla dissertazione. 
La condizione privilegiata degli Ospedali di Roma è stata suddivisa in due 
parti principali, di cui una si occupa dei privilegi spirituali (Indulgenze) e 
l'altra dei privilegi di ordine temporale (Esenzioni). Le indulgenze costituiscono 
il capitale spirituale degli istituti ospedalieri e però occupano una parte con- 
siderevole nella vita giuridica dei medesimi e conseguentemente nella nostra 
dissertazione. In un esame espositivo come il nostro non si è ritenuto suffi- 
ciente il semplice accenno di tali favori spirituali, ma sono stati riportati gli 
stessi documenti, alcuni dei quali per esteso. Ne è risultato un numero di 
pagine in sé abbastanza rilevante, attraverso le quali è agevole pervenire alla 
persuasione che tutto il sistema inventato per la diffusione delle stesse indul- 
genze e anche le stesse vicende alle quali furono sottoposte e succintamente 
riferite nella dissertazione, era improntato a una complessa necessità della vita 
dell'Ospedale, per cui rimane giustificato il largo e generoso interessamento 
pontificio. 

Maggior importanza pratica riveste il principio della esenzione personale 
e locale, del quale ci siamo occupati diffusamente, lasciando da parte tutti gli 
altri non pochi privilegi materiali. La sua importanza proviene soprattutto dal 
fatto veramente notevole che anche dopo la promulgazione del Codice J. C, 
può richiamarsi in vigore. Come per le Indulgenze cosi anche per le esenzioni, 
si riscontra nelle Bolle un largo margine. Almeno due terzi delle medesime 
accennano a questo privilegio. Ed è assai significativo che l'ultima Bolla ospe- 
daliera, che si occupò ex professo di materia privilegiata, non è altro che un 
ampliamento del pensiero e déSla concessione innocenziana, cioè della prima 
Bolla emanata per gli Ospedali di Roma. 

Questo importante istituto giuridico ha subito nella- dottrina bollare un 
vero processo evolutivo, non circa la dottrina in se stessa, ma circa 1' applica- 
zione e l' estensione, giacché la concessione inizialmente personale divenne 
col tempo mista, ponendo sotto l'immediata dipendenza del Papa persone e 
luoghi e favorendo una preziosa autonomia giurisdizionale che di fatto giovò 
grandemente all'azione direttiva negli istituti, sotto il duplice aspetto sociale 
e caritativo. La nostra esposizione ha voluto rispecchiare l' importanza che a 
tale privilegio hanno dato i Pontefici romani, i quali alternandosi alla suprema 
cattedra, si sentivano quasi in dovere di ripetere in ogni Bolla la concessione 
dell'esenzione con espressioni inequivocabili. Per tal motivo pur non allonta- 
nandoci dall' analisi obbiettiva, non potevamo fare a meno di concedere il 
dovuto spazio e mettere nella sua giusta luce quello che merita il nome di 
massimo privilegio degli Ospedali. 

Il Capitolo V è anche l'ultimo della dissertazione. Nel sistema caritativo 
inventato dai Pontefici, l'assistenza spirituale era sotto molti aspetti la con- 
dizione indispensabile di numerose concessioni. Considerando che nei primi 
secoli delia loro esistenza gii Ospedali erano diretti e amministrati dagli stessi 



8 COSPETTO GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 

ministri spirituali, appare del tutto logica la collocazione di questo capitolo 
dopo quelli del regime direttivo ed amministrativo e dei privilegi. 

Il Capitolo V è conformato a questo schema razionale : esiste negli 
Ospedali, in forza di diritto pontificio, una istituzione assistenziale — iale 
istituzione ha perseverato col passare del tempo e nonostante l'alternarsi dei 
titolari — i ministri di questa istituzione partecipano dj particolari attribuzioni 
concesse alla stessa assistenza, per cui devono e possono godere specijice e 
ministerialiter dei vantaggi e dei diritti propri — dunque hanno una perso- 
nalità distinta, una figura giuridica sui generis, almeno raiione privilegii. 

In concreto ai ministri degli Ospedali è stato concesso tutto ciò che i 
Pontefici stimarono opportuno per l'ordinario e pacifico svolgimento del loro 
ufficio. La formula che si liscontra nei documenti é quella stessa che, fuori 
dei medesimi, viene ripetuta quando si tratta del ministero pastorale : cura 
animarum o altra equivalente. Certamente tale formula per se stessa non 
significa singolarità di concessione; ma la singolarità della concessione balza 
evidente dal parallelismo che abbiamo stabilito tra quello che il privilegio 
concede ai ministri dell'Ospedale e quello che ai curati spettava in forza del 
diritto comune allora vigente e che notoriamente era esigentissimo e molto 
stretto in fatto di amministrazione di sacramenti. Anche in questo capitolo 
l'analisi delle Bolle ci ha guidato nei minimi particolari e ci ha permesso di 
concludere che ai ministri spirituali dell'Ospedale è demandata una vera cura 
pastorale da esplicarsi in funzioni ben determinate, non dissimili né contrarie 
a quelle dei parroci. L'unica differenza veramente sostanziale consiste nel 
principio in forza del quale le rispettive funzioni si svolgono, poiché il parroco 
agisce dietro le disposizioni del diritto comune, il cappellano itìvece in virtìi 
del diritto privilegiato. 

Il Capitolo è completato da una disquisizione sulla precisa figura giurìdica 
del cappellano. La materia non è attinta dalle disposizioni boilari, e pertanto 
è stata trattata sotto l'aspetto teoretico seguendo la dottrina di insigni cano- 
nisti — quali il Card. De Luca, Sabellio, Bouix — nonché la giurisprudenza 
canonica in genere e della Curia romana in specie. Infine si è concluso 
auspicando un jus condendum, che rivedendo tutta la posizione giuridica degli 
Ospedali e dei loro ministri spirituali e accomodandola alle mutate condizioni 
dei tempi, dia nuova vitalità alla Bolla ospedaliera, affinché questa, dopo aver 
diffuso tanto benessere in quegli istituti di squisita carità cristiana, non sia 
condannata a rimanere in perpetuo oblio tra i vetusti monumenti degli archivi. 



INDICE GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 



GLI OSPEDALI PRIMA E 



ag. 


1 


» 


8 


» 


25 


» 


33 


» 


45 



PREFAZIONE Pag. I-V 

BIBLIOGRAFIA » VI-XIX 

INTRODUZIONE STORICA 

DOPO IL CRISTIANESIMO. 

1 - Antiche beneficenze 

2 - Il Cristianesimo e i primi Ospedali 
3-11 pauperismo e i Papi . . . 

4 - Una fondazione provvidenziale . 

5 - Conclusione .... 

GLI OSPEDALI E LE BOLLE PONTIFICIE 

Ambito della questione » 51 

Gap. I - GLI OSPEDALI IN GENERE NEL DIRITTO CANONICO 

1 - Causa pia e istituto non collegiale ..... » 53 

2 - Definizione » 56 

3 - Specie diverse » 60 

4 - Personalità » 63 

5 - Regime giuridico , . . » 69 

a) Erezione » 70 

b) Amministrazione » 12 

e) Competenze dell'Ordinario » 74 

d) Estinzione » §0 

Gap. II - REGIME GIURIDICO DEGLI OSPEDALI DI ROMA 

1 - Le Bolle Pontificie » 82 

2 - Presupposti giuridici : Personalità » 92 

I Periodo » 94 

II Periodo » 99 

III Periodo >> UO 



10 



INDICE GENERALE DELLA DISSERTAZIONE 



Gap. HI - ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 



1 - Rettoria e Precettor 


ia 


» 


122 


2 - Consiglio direttivo 


• é ■ • • 


» 


130 


3 - La Commenda 


• « • • . 


» 


135 


4 - I Priorati 


• • • • • 


» 


143 


5 - Amministrazione . 


a • ■ • • 


» 


150 


6 - Pratica processuale 


. 


» 


a 06 


7 - Notare e capacità giuridica 


» 


162 


8 - Capacità giurìdica 




3» 


172 



Gap. IV - CONDIZIONE PRIVILEGIATA 

1 - Concessioni generali .... 

2 - Privilegi spirituali .... 

I Concessione 

II Comunanza di favore 

III Diffusione 

IV Vicende giuridiche .... 

3 - Le esenzioni 



178 
186 
188 
210 
213 
215 
221 



Gap. V - ASSISTENZA SPIRITUALE E CAPPELLANI 

1 - Istituzione 

2 - Successione storica dei Cappellani 

3 - Incombenze specifiche 

4 - Jus funerandi e Matrimonio 

5 - Figura giuridica dei Cappellani 

6 - I Cappellani e i Parroci 



» 



238 
243 
250 
263 
273 
280 



ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

DEGLI OSPEDALI DI ROMA 



La materia delle Costituzioni pontificie, di cui ci occupiamo, 
non è limitata da nessuna preconcetta disposizione. I Pontefici 
prendono la cura degli ospedali in ogni senso e in tutti i campi, 
così che nelle loro Bolle, accanto alle disposizioni giuridiche e 
disciplinari, spesso si vedono aggiunte disposizioni e provvedi- 
menti di ordine amministrativo, richieste da una determinata cir- 
costanza. 

La quasi totalità delle Costituzioni parla di privilegi, conces- 
sioni, favori : cose delle quali ci occuperemo nel Capitolo seguente; 
altre invece, pur non trascurando disposizioni del genere, conten- 
gono una complessa materia caratteristica che merita una parti- 
colare trattazione. 



1. - Rettoria, Precettoria e Priorati 

Innocenzo 111 nelle sue prime Bolle ospedaliere dirette a Guido 
di Montpellier, per indicare il Capo dell'Ospedale, usa queste in- 
testazioni : « Rectoribus et Fratribus S. Mariae in Saxia », « Guidoni 
Magistro S. Mariae in Saxia... eiusque Fratribus » (^). 

Le due qualifiche qui nelle parole e nell' intenzione di Inno- 
cenzo e dei suoi immediati successori, non significano diverse 
incombenze. 

Il Rettore dell'Ospedale era il Maestro Generale dell'Ordine di 
S. Spirito e viceversa ; in altre parole la direzione dell'Ordine e 



(1) La prima Bolla indirizzata «Guidoni Rcctori » è del 1° Luglio 1198 e inGomincia 
* Cum sitis », 



12 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

dell'Ospedale era accentrata in una soia persona che con l'andare del 
tèmpo prese il nome di Precettore, prima, e poi Commendatore ("). 

Gregorio IX infatti nel 1228 ricordando la fondazione e le 

disposizioni di Innocenzo III, suo zio, così si esprime : « ibi 

caput et magisterium totius Ordinis nostri perpetuo perseveret. Ita 
quod Magister hospitalis illius praesit universis Fratribus tam prae- 
sentibus quam futuris Ordinis memorati, omnesque sibi teneantur 
impendere oboedientiam et reverentiam regularem » ("). 

Per lungo tempo le Bolle non danno altro titolo che faccia 
sospettare nuove istituzioni. Onorio IV nel 1285 e il suo successore 
Nicola IV nel 1289, chiamano per la prima volta col nome di Pre- 
cettore il Generale dell'Ordine di S. Spirito (*), ma non consta che 
al nome corrispondessero incombenze speciali o un significato 
diverso dà Maestro e Rettore, perchè fino a Gregorio XI e, sebbene 
più raramente dopo di lui, i termini vengono usati promiscuamente. 

Con Eugenio IV (1431) incomincia a introdursi nelle Costitu- 
zioni Pontificie una terminologia piìj marcata, sebbene non si possa 
dire che l'antica fosse definitivamente abbandonata. 

Nelle Costituzioni di questo Pontefice si parla con una certa 
frequenza di precettoria, non solo, ma nelle di lui Bolle i luòghi 
dipendenti dall' Ospedale vengono per la prima volta chiamati 
Priorati. 

Certamente già al tempo di Eugenio IV, la posizione giuridica 
della precettoria romana e delle altre precettorie minori o priorati, 
dovettero essere regolate almeno dalle norme del diritto vigente, 
sebbene dalle Bolle di questo tempo non si possa dedurre nulla né 
prò ne contro ; nondimeno la vera indole giuridica della precettoria 
con le relative incombenze secondo la mente dei Papi, appare già 
stabilita in una interessante Bolla di Sisto IV. Ivi il Pontefice, 
quantunque incidentalmente, dà una netta fisionomia giuridica ai 
priorati di S. Spirito considerandoli benefici manuali e ad nutum 
del precettore romano, riservandone al medesimo la stessa colla- 



(2) Baluze: Epistolarium Fnnocentii HI - T, II, t. II. lib. IT, cp. 104. 

(3) Cost. « Fciicis recordationiS ». B, H. p. 13. 

(4) « Caput et Magister praedicti Ordinis perpetuo in Urbe apud dictum hospitale S. Spiritus 
in Saxia perseverare, ita quod illius praeceptor, eiusdem Ordinis Oeneralis existat Magister > ' 
Nicola IV - Cost, « Pastoralis officii, » del 1454 - B, H. p. 152, 



DEGLI OSPEDALI Di ROMA l3 

zione e cassando, ove occorresse, qualunque privilegio contrario (^). 

In un'altra Bolla, ancora Sisto IV, indica la natura della stessa 
precettoria romana, che chiama conventuale e capo della Religione 
di S. Spirito {% 

Ora neir antico diritto, la differenza tra i due concetti era 
profonda, perchè il beneficio conventuale, negli Ordini regolari, 
era in relazione con l'esercizio dell' autorità. Precettoria o priorato 
conventuale, era così in certo modo in opposizione a precettoria o 
priorato claustrale: al primo era annessa l'autorità abbaziale, per 
cui i Pontefici riservavano a sé la collazione; al secondo l'autorità 
locale in dipendenza del primo. Inoltre il priorato conventuale non 
solo era perpetuo, secondo la natura oggettiva del beneficio ; ma 
era anche inamovibile, così che per la rimozione del titolare dove- 
vano verificarsi i casi espressi dal diritto e si richiedeva un vero 
processo canonico ; al contrario la precettoria o priorato claustrale 
era sempre manuale e perciò amovibile ad nutum {^). 

Da ciò si comprende perchè i Pontefici in genere e Sisto IV 
in modo speciale si preoccupassero di ribadire la supremazia del 
precettore romano, comminando gravissime pene a tutti gli altri 
precettori che avessero osato ribellarsi a lui (^). 

Si spiega ancora l' intervento del Pontefice nell' elezione del 
precettore romano, considerata a buon diritto di grande im- 
portanza (^). 



(5) « Etsi ex debito » del 1473 « ... Decernentes motu et scìentia similibus, omnia et singula 
hospitalìa, demos, praeceptorias, oratoria, prioratus, ecclesias, capellas, membra, seu beneficia 
dictì hospitalis et ad eo dependcntia manualia esse et Illa prò tempore obtinendas prò solo nutu 
moderni e prò tempore existentis ipsius nostri hospitalis praeceptoris praedicti... quodque nullus 
de hospitalibus, domibus, beneficiis, praeccptoriis, oratoriis, prioratibus, etc... praeter praecepto- 
rem praedictum ad quem dumtaxat iliorum collationem, provisionera, praesentationera... pieno iure 
pertinere volumus, providere possit ». B. H. p. 172 s. 

(6) Const. « Religlonis zelus » del 13 Feb. 1483. Le stesse espressioni dopo Sisto IV verranno 
usate continuamente dalle Costituzioni. Confrontare specialmente le seguenti : < Personam tuam » 
(1528) di Clemente VII; « Apostolicae Sedis > (1556) e « Orata devotionis » (1556) di Paolo IV; 
« Inter praecipaas » (1577) di Gregorio XIIT ecc, nel B. H. 

(7) Gap. 5 e 52 De praeb. et dighit. - in VI. Cf. Moroni o. e. voi. 55, p. 245 ; Simeone O. - 
Lezioni di Dir. Can. (Napoli 1898) voi. II, p. 22. 

(8) Cf. Const, « Etsi universis » del 23 Genn. 1476 e 1' altra di Innocenzo Vili « Etsi de uni- 
versis » 17 Febbr. 1488, che è dello stesso tenore. B. H. pp. 181 e 244 ss... 

(9) Sisto IV nelle sue costituzioni esorta i suoi successori a provvedere 1' Ospedale di un pre- 
cettore idoneo in caso di vacanza (Cf. « lllius qui prò Dominici > in B. H. pag. 206) e luì stesso 
dopo la morte di Innocenzo Flavio della Rovere, elegge Pio de' Medici della Rovere, gii^ monaco 
benedettino di S. Paolo, riservando per sé e per i suoi successori, qualunque ulteriore elezione 
nella medesima carica. Vedi « Religionis zelus » B. H. p. 219 ss. 



14 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

La condizione della precettoria qua conventualis, è certamente 
una condizione di preminenza, tuttavia essa risulta ancora meglio 
se si analizza più intimamente la sua struttura sulla base di altre 
innovazioni. 

Il fatto che al precettore fu ingiunto di rimanere sempre nel- 
l'Ospedale — « in ilio resideat » — e, in virtù di santa obbedienza, gli 
fu comandato di aver cura dei fanciulli esposti (^°), significa che il 
beneficio oltre che residenziale, era in certo modo e in foro exter- 
no anche curato (^^). Inoltre il titolare del medesimo beneficio era 
autorizzato a dichiarare contumaci e conseguentemente incorsi nella 
scomunica fulminata dal Pontefice, tutti coloro che si fossero rifiu- 
tati di ricevere o avessero ostacolato l'opera dei Commissari e dei 
Nunzi, spediti espressamente per la raccolta dei fondi di sussistenza 
necessari ai ricoverati (^^) ; a lui spettava anche la visita annuale a 
tutti i luoghi e membri dipendenti dall'Ospedale e in tale circo- 
stanza non solo poteva correggere, ma, ove fosse stato necessario, 
doveva rimuovere dall' ufficio gì' indegni e sostituirli con i più 
idonei (^^). 

Con Leone X la precettoria romana acquista maggiore pre- 
stigio, con la facoltà, concessa per primo ad Alessandro de' Neroni, 
fiorentino, eletto da poco a precettore, di indossare vesti di colore 
paonazzo, come i prelati di corte. L'innovazione era così motivata: 
« Nos eundem Alexandrum ut honestius coram Nobis comparere et 
cum aliis familiaribus nostris equitare possit, specialis honoris et fa- 
voris pràerogativa decorare volentes... motu proprio, non ad ipsius 
Alexandri vel alterius prò eo Nobis super hoc oblata petitionis 
instantia, sed de nostra mera liberalitate, eidem Alexandro, quoad 
vixerit et successoribus suis domus hospitalis huiusmodi Praece- 



nO) Const. « Religionis zelus » B. H. p. 223. 

(11) Ferraris - o. e. v. Beneficium. n. 19: « Secundo, ratione annexae curae animarum, admì- 
nistratìonis et aliorum jurium, dividuntur in beneficia curata et non curata. Beneficia curata sunt 
quae habent annexam curam animarum ; et beneficia non curata illa quibus nulla animarum cura 
est annexa. Beneficia curata duplicis sunt generis, scilicet alia quae habent curam animarum in 
foro externo, seu contentioso, quatenus habent iurisdictionem visitandi, corrigendi, excomunicandi 
et alia praestandi... ». Cf. B. H. p. 307 e 420 : « eique cura etiam iurisdictionalis immineat ani- 
marum... >. 

(12) Cf. il Breve: « In apostolicae Sedis » del 29 marzo 1515 § 4 - B. H. p. 283 - confermato 
da successivo Breve « Noverìtis quod » del 10 ottobre dello stesso anno - B. H. p. 294-295; cf. 
arrche la Cost. « Si in universa » di Giulio III - B. H. p, 398. 

(13) Leone X. Const. « Salvator Dominus » B. H. p. 265 e Giulio III, Cost. cit., p. 391. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 15 

ptoris prò tempore existentìbus ut vestimenta cuiuscumque coloris, 
praesertim panni pavonatiì obscuri et camelosi eiusdem colorìs per 
Episcopos deferri solita, deferre et aliis vestiri » {^^). 



2. - Consìglio Direttivo 

Il prestigio della Precettoria, se da parte dei Pontefici veniva 
amorosamente curato, fino a creare concessioni assolutamente 
originali nella storia dei benefici, da parte dei precettori non sempre 
si corrispose alle aspettative dei Papi e alla dignità del posto 
occupato. 

Senza tema di errare possiamo dire tuttavia che per circa tre 
secoli — salvo rare eccezioni che non possono incidere sostan- 
zialmente nei fatti — l'attività dei precettori fu esercitata con grande 
solerzia, tanto che non è difficile trovare encomi nelle stesse 
Costituzioni pontificie. Nondimeno quella che nei tempi andati era 
stata solo un'eccezione, minacciava di diventare pericolosa abitudine. 

Durante il Pontificato di Giulio III, e forse anche prima di Lui, 
l'attività dei Precettori, per incapacità o per negligenza, lasciava 
molto a desiderare e ciò era certamente cosa grave. 

Basta pensare all'enorme responsabilità che gravava sul Pre- 
cettore per farsi un'idea delle conseguenze che poteva trarre con 
sé la di lui incuria. L' ospedale di S. Spirito, dotato, attraverso 
iTipIte decine di anni di immense risorse materiali, costituite da 
tenute, castelli, case e rendite, frutti e cespiti di ogni genere, si 
stava man mano esaurendo con indebite e illecite alienazioni, fatte 
appunto dai Precettori. Venendo a mancare la base di ogni ragio- 
nevole provento, la condizione dell' Ospedale, già gravato dai 
debiti, doveva fortemente preoccupare il Pontefice, specialmente in 
previsione del danno, al quale sarebbero stati esposti gli infermi 
ed i poveri dell'ospedale con l'aumentare delle passività. 

La questione, discussa dal Papa e dai Cardinali, portò ad una 



(14) Bolla « Admonet nos » 14 Die. 1515 - B. H. p. 271. Il Privilegio concesso al Precettore 
di portare le vesti di colore paonazzo, con ogni probabilità cadde ben presto in disuso o per lo 
meno dovette essere impugnato da qualche invidioso, poiché della cosa se ne occupò la S. Gong, 
del Riti, la quale dietro richiesta dall'interessato, il 19 Novembre 1665, emanò un decreto, con- 
ferma del privilegio. CArchivio di Stato - Roma, O. S. 8. - Transumptum Prìvilegiorum, v. 1423). 



l6 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

risoluzione energica col rovesciamento della tradizionale forma di 
governo. Il regime cioè basato sull'autorità di un Precettore gene- 
rale, fu soppresso e in suo luogo fu creato un governo di sei membri. 

Le caratteristiche principali del nuovo regime direttivo, erano 
le seguenti : Tutti e sei i titolari dovevano essere chierici e celibi; 
almeno uno tra essi bisognava che fosse rivestito di una dignità 
ecclesiastica; inoltre nessuno poteva rimanere in carica oltre un 
biennio, però le sostituzioni parziali « dimidià seu... maior pars > 
dovevano effettuarsi annualmente, così che, secondo i desideri del 
Pontefice, i superstiti rettori, dopo le sostituzioni, fossero di aiuto 
pm efficace ai nuovi ; uno dei sei rettori doveva fungere da Pre- 
cettore generale, per la qual cosa gli erano accordate tutte quante 
le facoltà che al precettore « hactenus quomodolibet pertinuerunt ». 

In altre parole il governo ufficiale dell' ospedale, era affidato 
ad un consiglio di sei Ecclesiastici, uno dei quali aveva le attribu- 
zioni di Presidente (^°). 

Con la soppressione della Precettoria a comando unico e con 
la sostituzione dei sei deputati, Giulio III si attendeva grandi van- 
taggi per il bene dell'ospedale, specialmente in fatto di amministra- 
zione, poiché tolto il potere quasi dispotico e incensurato del Precet- 
tore, divenivano per ciò stesso impossibili le arbitrarie alienazioni di 
beni ; anzi quasi a titolo di recupero di beni anteriormente alienati, 
doveva sembrare un beneficio non indifferente la stessa soppres- 
sione, in quanto l'ospedale veniva alleggerito dalle spese di man- 
tenimento del Precettore, le quali spese, considerato il prestigio che 
godeva ed il decoro della Prelatura che rivestiva, dovevano essere 
non trascurabili (^*^). 

Il provvedimento peraltro deluse le aspettative, perchè i mali 
lamentati da Giulio III, il riformatore, erano a sua volta lamentati 



(15) Cost. e Etsi Salvatoris Nostri » 22 Ottobre 1552 - B. H. p. 360 e ss. La elezione dei 
primi sei deputati fu fatta per compromesso e cadde sopra i seguenti chierici : Lodovico Simoneta, 
Vescovo di Pisa (Precettore); D. Girolamo Beltrami, D. Francesco Vanucci, Girolamo Arce, D, 
Qiov. Pietro de' Coni, D. Pietro Bizoco Del Prato. 

Le formalità e le solennità dell'elezione, risultano da due documenti inseriti nel Bollarlo a pa- 
gina 362 ss. subito dopo la Bolla citata. 

(16) « ... Nec ipsum hospitale expensis manutenendi praeceptorem, qui ut plurimum praela- 
tura fungi consueverat, gravaretur, indeque dictum aes alienum citius diJui.,. », Paolo IV, Cost. 
« Apostolicae sedìs » B. H. p. 410. Da queste parole è lecito dedurre che i sei deputati non per- 
cepivano stipendio veruno, o tutt'al più uno stipendio molto modesto. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 17 

da Paolo IV che restituiva la forma di governo originaria ; anzi la 
negligenza che Giulio III intendeva condannare, era in certo modo 
la caratteristica del governo dei sei. Dice infatti Paolo IV : « Seb- 
bene secondo il tenore delle lettere (di Giulio III), per la cura, il 
regime e l'amministrazione del detto ospedale si eleggano uomini 
Ecclesiastici, questi non di meno pur essendo probi e di coscienza 
timorata, sono curiali, e perciò immischiati talmente nelle faccende 
proprie e degli amici, da apparire del tutto estranei ed incapaci a 
soddisfare le molteplici e gravi necessità dell' ospedale, e una volta 
non convengono nei tempi stabiliti, un'altra volta non si accordano 
nei pareri, sembra che debbano possedere in comune beni e affari 
dell'ospedale e invece non di rado trascurano totalmente ogni cosa, 
cosicché non solo non si apporta all'ospedale quel beneficio tanto 
desiderato, ma al contrario si portano per le lunghe i lavori e non 
si fanno a tempo debito le provviste, a tutto grave detrimento del- 
l'ospedale, degli infermi, dei poveri e dei fanciulli esposti » (^''). 

Per tutte queste ragioni egli ripristina l'ufficio di Precettore 
dopo quattro anni di infruttuosa sospensione (24 ottobre 1552 - 
13 giugno 155Ó), scegliendo una persona di sua fiducia, Francesco 
Coppello, il quale venuto a mancare dopo breve tempo, fu sosti- 
tuito da Bernardino Cirillo, 1' arguto Aquilano, uno dei più grandi 
e certamente il più dinamico precettore che abbia posseduto 1' O- 
spedale e l'Ordine di S. Spirito (^^). 

3. - La Commenda 

Parlando della precettoria dell' ospedale di S. Spirito, non si 
può fare a meno di parlare anche della relativa Commenda. 

Qui però le notizie pervenute fino a noi, sono frammentarie e 
confuse, per cui è assai difficile poter determinare con precisione 
a quale Pontefice debba risalire questa istituzione, almeno come 
beneficio propriamente detto (^^). 



(17) Bolla citata - B. H. p. 412. 

(18) Cf. la cit. interessante monografia di P. Vanti e Mons. Bernardino Cirillo ecc.» Passim. 

(19) Il concetto di Commenda sì confonde col concetto di beneficio, però non si può dire ret- 
tamente che sia lo stesso beneficio « considerato in rapporto ad una data persona che gode i beni 
e che non è il vero beneficiario » N. Coviello - Diritto ecclesiastico - voi. 1" p. 30), almeno tenuto 



18 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

Leggendo i documenti pontifici, il primo accennò al commen- 
datore si trova nella Bolla di Alessandro IV del 22 Luglio 1256 e 
un altro nella Bolla « Gratum Deo credimus » di Bonifacio Vili 
del 1301 (^°). I due testi pur nominando vagamente il Commen- 
datore, son ben lontani dall' indicarci l'origine della commenda, an- 
che se, come è naturale, ci rendono certi che già nel secolo XllI, 
al precettore d S. Spirito ne veniva dato il titolo. Se poi l'appel- 
lativo « commendatarius » fosse solo un titolo generale o vi si 
nascondessero anche i caratteri giuridici della commenda, è cosa 
difficile poterlo determinare. 

Va tuttavia rilevato che mentre nella citata Bolla di Alessan- 
dro IV, la menzione di commendatore è fatta in termine plurale 
* magistri commendatores » nelle altre Bolle di Bonifacio Vili il 
termine viene invece applicato solo al precettore : « magister com- 
mendator et fratres nostri Hospitalis S. Spiritus >. 

Questa costatazione non mancherebbe di avere il suo valore 
se si potesse colmare la lacuna sulla consistenza giuridica della 
precettoria romana fino a Eugenio IV, perchè supposto che la 



conto della sua evoluzione storica e della sua sanzione nel diritto. Infatti la commenda ebbe origine 
da un bisogno di protezione da parte di Chiese e IVlonasteri o da parte degli stessi Prelati, sia 
contro vessazioni esterne, sia in difesa di un patrimonio ecclesiaitico pericolante. Oli scismi e le 
dissenzioni in alcune Chiese e Monasteri da una parte, le incursioni barbariche dall'altra, furono 
cause che favorirono il propagarsi delia commenda; nel primo caso in attesa che gli an mi si pla- 
cassero la Chiesa o il Monastero si commendava a un Vescovo o a un Prelato spedito in qualità dì 
visitatore ; nell'altro caso la stessa protezione veniva affidata a principi o potenti signorotti, i quali 
mentre difendevano dai barbari i beni minacciati, potevano anche percepirne le rendite. Questo 
sistema di protezione sorto solo per un bisogno temporaneo, evidentemente non poteva dirsi per- 
fetto, giacché finito lo scopo, i titolari rientravano nel possesso dei loro beni. Nondimeno il 
continuo ripetersi delle medesime cause e a volte il lungo perdurare delle guerre, fece del com- 
mendatario un effettivo sostituto del titolare, così che da semplice amministratore diventò vero 
usufruttuario. Inoltre incominciata con una ragionevole necessità, la commenda divenne col tempo 
un abuso e un disordine. Infatti se la legge proibiva il cumulo dei benefici, sì cercava eluderla col 
ritenere per sé un solo beneficio, cedendo gli altri in commenda ; ed era talmente sfacciato questo 
inconveniente, che lo stesso Pontefice Paolo II fu costretto a denunziare in pubblico Concistoro, 
che in poco meno di venti anni (1415-1464), pili dì 50(j Monasteri erano commendati a Cardinali e 
Prelati, i quali sotto il pretesto di ripristinarne la disciplina, ne riscuotevano le rendite (cf. Pastor - 
Storia dei Papi, voi. II, pag. 360; Simeone G. - Lezioni di dir. eccl., voi. II, p. 29 ss.). Per rime- 
diare a questi abusi, intervennero Pontefici e Concilii (cf. Extr. Coni., Ex superna, e. II de praeb ; 
Conc. Lat. (1514) Decr. ref. ; Conc. Trid. sess. 25, e. 21 de ref , ; sess. 27, e. 4; che in parte riu- 
scirono nello scopo, senza che peraltro le commende cessassero di sussìstere; purgate degli errori 
del passato, entravano a far parte di veri e propri benefici, ogni qualvolta venivano concesse in 
perpetuo (cf. Ferraris o. c. v. Benefigium, n. 40; Moromj, o. c. voi. 15, p. 61 ss.). Ora se la 
commenda data in perpetuo é da considerarsi come beneficio con tutti gli effetti giuridici, non c'è 
ragione di dire che il commendatario o commendatore, pur godendo i beni, non sia il vero 
beneficiario. 

(20; B. H. pp. 45, 95, 107. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA IQ 

suddetta precettoria anche a quel tempo fosse considerata come 
beneficio, la creazione della commenda, aggiunta alla precettoria, 
evidentemente non poteva essere che beneficio. Ora invece noi 
sappiamo che la natura e le funzioni della precettoria, furono 
sancite solo da Sisto IV, mentre sappiamo ancora che prima di 
questo Pontefice le commende, per le note vicende degli usurpatori 
e approfittatori, venivano riguardate con alquanto sospetto. 

Dopo Bonifacio Vili non si fa più cenno alcuno di commenda 
o commendatore, se non da Nicola V (^^) e, poco dopo, da 
Sisto IV, il quale proibisce rigorosamente di concedere in com- 
menda r Ospedale a chiunque, fosse anche un Cardinale. Le 
espressioni che il Pontefice usa, stese con la consueta durezza di 
Papa Della Rovere, sembrerebbero escludere la possibilità di un 
conferimento perfino al precettore. Dice infatti: « Motu, scientia et 
auctoritate.. .. statuimus et ordinamus, quod de caetero perpetuis 
futuris temporibus hospitale ipsum semper per proprium regatur 

praeceptorem, qui in ilio resideat Hortantes Successores nostros 

Romanos Pontifices ut occurrente vacatione hospitalis eiusdem 

de Praeceptore idoneo studeant providere, per quem hospitalis 
huiusmodi inibi decenter observetur et jura ac bona eiusdem con- 

serventur et a concessione illius in Commendam, aut admini- 

strationem alieni etiam S. R. E. Cardinali prorsus abstineant. Non 

ignari quod si secus egerint tam ipsi Successores Nostri, quam 

qui in Commendam vel administrationem recipient Omnipotentis 

Dei indignationem incurrent » (~"). 

Però l'intenzione del Papa non era di impedire la concessione 
della commenda al precettore, ma solo di evitare dispersioni di 
benefici, che comunque potessero gravare sull'Ospedale, e però 
ribadisce la sua volontà di mantenere il precettore come capo 
supremo dell'Ordine rispettando e conservando la tradizione. 

Questa interpretazione trova conferma dal fatto che più di 



(21) Nella Bolla « Ex iniuncto nobis » di Nicola V, si parla del conferimento in commenda del- 
l'Ospedale di S. Marta De Pergulis o Tripergulis, dipendente da S. Spirito, a un Cardinale; ma il 
Pontefice si mostra titubante e piecccupato di questa concessione, quasi ciie fosse nociva allT spe- 
dale di S. Spirito, e perciò dichiara essere sua intenzione * propter huiusmondi commendam 
dumtaxat noUe dicto Hospitali S. Spiritus in posterum praejudicium generari > - B,H. p. 150. 

(22) Const. « Illius qui prò dominici » B. H. p. 206. 



^0 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

qualche Pontefice, specialmente nella creazione di nuovi precettori 
generali, accenna all'Ospedale di S. Spirito ricevuto in commenda 
da Prelati « ex dispensatione apostolica » p^). 

Riteniamo però che le parole « ex dispensatione apostolica », per 
mancanza di altri documenti contrari, non hanno alcun riferimento 
alla citata Bolla di Sisto IV; esse peraltro ne indicano il pensiero 
ed esprimono la volontà del diritto vigente che, come dicemmo, 
era contrario al cumulo dei benefici e, pur condannando la com- 
menda in se stessa, ammetteva cautamente che fosse concessa a 
chi usufruiva già di un altro beneficio, a condizione però di una 
dispensa pontificia. 

Da Clemente VII in poi non c'è più ragione di dubitare della 
consistenza giuridica e del valore della commenda, in quanto 
beneficio (^*) ; nelle stesse Costituzioni pontificie incomincia ad 
apparire, sebbene ancora raramente, la frase « praeceptor commen- 
datarius » (^^.); anzi lo spesso precettore di S. Spirito, appone quasi 
sempre la qualifica di commendatore, accanto alla propria firma (^^). 

Ricostruendo ora sulla base dei documenti testé accennati 
r evoluzione storico-giuridica della commenda di S. Spirito, si 
potrebbero stabilire i seguenti dati : 

1) La Commenda di S. Spirito risale almeno ad Alessandro IV, 
non però come titolo beneficiale, ma come attribuzione onorifica ; 

2) Al tempo di Eugenio IV la Commenda si confonde con 
la precettoria ; 

3) Sisto IV proibisce di concedere l'Ospedale in commenda. 
Questa decisione conferma il sospetto che cioè già prima di lui 
non solo si concedesse l' Ospedale in commenda, ma che per 
questo fossero sorti degli abusi. In proposito è bene tener presente 



(23; Cost. « Cum. Leonardus » di Clemente VII, dove il Papa dice di accettare le dimissioni di 
Leonardo Bonafede, Vescovo di Cortona ; vedi anche la Cost. « Dilecte Fili », di Clemente VIH, 
dove un'analoga rinuncia è fatta da Mons. Antonio Millori, Vescovo di S. Marco - B. H. p. 328. 

(24) Ferraris - I. e. - La commenda è beneficio, dice Schmalzgrueber, se « alicuius clerici 
custodiae, administrationi et curae committltur in perpetuum, seu quandiu is vivit... Ratio est, quia 
eìus concessio vim et effectum tituli praebet, adeo ut huiusmodi commendatarius, non secus ac 
verus rector, ius omne in beneficio ita sibi commendato habeat, possitque... fructus ex ilio percipere 
etc. », 0. e. V, p. 122. 

(25) Giulio III « Etsi Salvatoris » B.H. p. 461 ; Paolo IV « Apostolica Sedis » B.H. p. 409. 

(26) Nel Bollarlo, a p. 540, è inserito un documento che concerne la cittadinanza di Corneto. Ivi 
sono anche riportate due domande per questo scopo e debitamente firmate, una per il Commendatore 
Bernardino Cirillo e l'altra dal Commendatore Teseo Aldrovandi,., 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 21 

che con Pio II si erano incominciati a introdurre nella precettoria 
romana, elementi estranei all'Ordine C^) ; 

4) Dopo Sisto IV e contro i suoi desideri, 1' Ospedale è dato 
in commenda indifferentemente a Prelati e a Religiosi di S. Spirito, 
con questa distinzione, che per i primi era necessaria una dispensa 
apostolica, per i secondi era un ambito beneficio ; 

5) In seguito il Superiore che doveva presiedere al governo 
dell' Ospedale e dell' Ordine di S. Spirito, ebbe accentrati in sé 
importanti e onorevoli uffici. Il Commendatore quindi era : capo 
dell' Ordine, Precettore dell' Ospedale, Abbate mitrato di Monte 
Romano, Barone della Manziana, Prelato avente il diritto della Cappa 
Magna, della Mitra e del pastorale, nonché il libero uso dei 
pontificali (^^). 

In breve il Commendatore di S. Spirito era uno dei prelati più 
distinti della Sede Apostolica (^^). 

6) Oggi è rimasto solo il titolo prelatizio (^^). 



4, - I Priorati 

Dopo tutto ciò che è stato detto più sopra della Precettoria e 
della Commenda, poco rimane a dirsi intorno al priorato che é 
loro affine. Sebbene secondo il Soulnier i tre termini indichino per 
lo più il beneficio dell'Ordine (^^), tuttavia nei documenti pontifici, 
si usa marcare la differenza in questa maniera : Precettoria preva- 
lentemente é il beneficio dell'Ospedale romano che si concede al 
Maestro generale dell'Ordine; Priorato é ogni altro luogo o casa 



C27) Soulnier, o. c. p. 42. 

C28; Arch. di St. - O. S. S. voi. 1296. 

(29) A proposito della dignità certamente elevata che competeva al Commendatore, l'Archivio di 
Stato possiede vari documenti. Tra gli altri è assai interessante una difesa scritta personalmente 
dal Comm. Mons. Castelli, in merito alla precedenza che' spetta al Commendatore nell'Aula Pontificia, 
sìa rispetto agli Uditori della S. R. Rota, sia del Ministro generale dei Predicatori. Egli adduce le 
seguenti ragioni : al Commendatore compete la precedenza sul iVIinistro generale dei Predicatori, 
perchè è capo di un Ordine Agostiniano che precede i Mendicanti e per privilegio sancito da Leone X 
nella Bolla « In Apostolicae dignitatis » (151Q) nonché dal Conc. Lat. (ultimo) nella sessione 7 e 
8 - Il documento è senza data - Arch. di St. - Osped. S. Sp., voi. i296. 

(30) Il titolo è detenuto da Mons. Francesco Berettì, Vescovo di Cesarea di Filippo - Cf. An- 
nuario Pontificio, 1949, pag. 44'3. 

(31) ... « Usus perpetuus constanterque servatur in hoc Ordine nostro, cuius beneficia... prae- 
ceptoriae scu commendae aut prioratus appellantur » Soulnier, o. c. p, 65. 



22 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

dipendente dall'Ospedale di S. Spirito ; la Commenda infine è il 
termine equivalente che si applica all'una o all'altro. 

I Priorati furono sempre la fonte di ogni risorsa per l'Ospedale, 
fino a quando non furono introdotti gli abusi da parte degli stessi 
religiosi priori. Tali abusi incominciarono ad apparire molto presto 
nella storia dell'Ospedale, sebbene con casi sporadici, fin da quando 
cioè fu aperta la via dell'ingresso nell'ordine di Guido, a tutti i 
religiosi di altre obbedienze (^^). Allora il Precettore ottenne sì lo 
scopo di aver molti elementi disponibili per riempire i numerosi 
priorati, ma la quantità non fu uguale alia qualità, poiché una 
gran parte di quelli che entravano nelle file dell'Ordine, più che dal 
desiderio di dedicarsi al servizio degli infermi, vi era attratta da un 
inconfessato desiderio di guadagno. 

Nonostante le dragoniane ordinazioni di qualche Pontefice (^^), 
e i criteri di riforma escogitati da Eugenio IV (^*), l' ingresso al 
predetto Ordine, rimase libero per tutti, buoni e cattivi, fino a 
Pio V, il quale applicando i decreti del Concilio Tridentino (^^), 
con la Bolla « Quaecumque sacrarum » del 14 Ottobre 156Q (^^), e 
revocando qualunque privilegio, sanciva anche una proibizione 
generale contro le recezioni di frati di altri Ordini, mentre ordinava 
a quelli già ricevuti di ritornare alla propria Religione. 

Caduta ormai in disuso l'antica formula « victu et vestitu con- 
tenti esse debent », che doveva caratterizzare tutta l' abnegazione 
dei servitori degli infermi (^^), i Frati non appena finito 1' anno di 
noviziato, ricevevano l'investitura di uno e talvolta più benefici o 
commende ed in seguito usavano tutte le arti per averne un numero 



(32) Secondo la Bolla « Cum igitur > del 21 lugiio 1256 di Alessandro IV, confermata da Cle- 
mente VII nel 1528 con la Costituzione « Singularem dilectionis > (B.H.p. 45 e 308) fu data ampia 
facoltà al precettore di ricevere all'Ordine di S. Spirilo anche religiosi di altri Ordini, fatta ecce- 
zione per i Cartusiani, dietro espressa richiesta dello stesso precettore, che lamentava la scarsità 
del personale assistente. 

(33) Cf. la Bolla di Nicola IV « Cum dilectis » del 15 Marzo 1289 - B. H. p, 60. 

(34) Cost, « Licet vigilis Pastoris » del 13 Ottobre 1444; e Cum nos anno > del 4 Febb. 1446; 
« Salvatoris nostri » del 25 Marzo 1446 - B.H. pp. 123. 131, 133. 

(35) Sessione 25, e. 19 Regularibus. 

(36) B.H. p. 508; Ancora più esplicito è il Breve «Iniuncti nobis> del 25 Settembre 1646 di In- 
nocenzo X, B. H. p. 593. 

(37) « Tpsi autem (Fratres) victu et vestitu contenti, quem eis setundum eandem regulamprae- 
cipimus exhiberi, divinis vacent.. ». Innocenzo III Bolla « Inter opera »; le medesime parole sono 
ripètute in due Bolle omonime, una di Alessandro IV e l'altra di Nicola IV, 



DEOLI OSPEDALI DI ROMA 23 

sempre maggiore o per entrare in possesso di quelli più redditizi (^^). 

Circa la posizione giuridica dei Priorati, già abbiamo accennato 
qualche cosa piti sopra. 

Essi erano considerati dai documenti Papali, come benefici 
claustrali e quindi amovibili ad nutum del Precettore conventuale (^^). 
Per tale ragione alcuni Pontefici C'^^) avevano ordinato di non con- 
cederli in titolo o commenda ad altri che non fosse religioso professo 
di S. Spirito, riservandone la collazione al solo Precettore generale. 
Se i Priorati e tutti i benefici in genere anche di patronato, fossero 
rimasti vacanti o per rimozione o rinuncia dei titolari o per qua- 
lunque altra causa, era in facoltà del Precettore di disporre a suo 
piacimento di tutti gli introiti, i quali generalmente venivano concessi 
ai religiosi che prestavano servizio all'Ospedale, a titolo di gratifi- 
cazione, oppure secondo l'importanza dell' ufficio che esercitavano 
o infine per qualche merito acquisito (^0- 

Pio IV nel 1564 ordinò che i benefici esistenti in qualunque 
parte della terra, intitolati a S. Spirito, anche se in quel tempo non 
posseduti dal medesimo Ordine, ma commendati ai suoi Frati, 
dovevano egualmente considerarsi membri dell' omonimo Ospedale 
di Roma, sottoposti allo stesso regime giuridico in vigore per gli 
altri luoghi già posseduti e per conseguenza essere visitati, riformat' 
e i relativi priori, rettori o governatori, occorrendo, venire rimoss 
e sostituiti (*^). 

Alcuni anni prima lo stesso Pontefice aveva introdotto anche 
un'altra innovazione. Fedele al programma di giovare cioè con tutti 
i mezzi (*^) al benessere dei poveri infermi, aveva proibito ogni 
smembramento dei benefici di S. Spirito, revocando qualunque 
facoltà o concessione fatta anteriormente, che potesse comunque 
consentire la investitura in titolo o commenda. La sua studiosa 
condiscendenza arrivò a tanto, che non solo derogò ai decreti del 
Concilio Lateranense IV (Cap. XXIX), che proibiva le unioni e 



(33) P. Vanti o. c. p. 161 e ss., 

(39) Cost. e Praeter commune » del 26 Febb, 1471 di Paolo II; Moronf, o.c. voi. 55 p. 245. 
(^40) Gregorio XI «Militanti Ecclesiae» del 10 Aprile 1371; Sisto IV «Etsi ex debito» del 31 Ago- 
sto 1483 e « Etsi universis » del 23 Qenn. 1476 - B.H. pp. 100, 170, 188. 

(41) Cf. la citata^-Bolla « Etsi ex debito . di Sisto IV, 

(42) Breve « Si ad universa » 17 Febb. 1554, - B.H. p. 497 ss. 

(43) .,. « Nos potìoribus studiis insistere cpnvenit » Cost. « Licet ex debito » del 1559. 



24 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

raccentramento dei benefici fuori dei casi stabiliti, ma il suo inte- 
ressamento si spinse ancora più oltre fino a ricercare i priorati che 
in origine erano stati dell' Ordine, e dopo averne fatto un elenco, 
li restituisce alla giurisdizione dell'Ospedale ('^^). 

Ma alle iniziative del Pontefice mancò la cooperazione degli 
stessi religiosi, i quali mandavano le cospicue rendite provenienti 
dall'accentramento dei benefici, più che al benessere dell'Ospedale, 
a rimpinguare i depositi personali e le avide casse dei loro con- 
giunti (*^). E fu questa la ragione precipua che accelerò la decadenza 
di un Ordine che fu veramente benemerito e la sua definitiva 
soppressione decretata da Pio IX nel 1847 C®). 



(44) Breve « Aequum censetnus » del 6 Gennaio 1560, B H. p. 459. Gregorio XIII che pochi anni 
dopo confermava il Breve suddetto con la Costituzione « Iniunctum nobis » chiarisce anche meglio 
il provvedimento di Pio IV e dice che molti priorati erano stati arbitrariamente concessi in commenda 
a chierici secolari e in caso di vacanza i Vescovi e specialmente i Cardinali < sub praetextu indul- 
torum sibi concessorum » li conferivano « personis sibi bene visis » - B. H. p. 537. 

(45) « Memorie dell'Ordine di S. Spìrito » f. 80 CArchivio di Stato, Roma - S. Spirito sezione B, 
n. 51), cit. del P. Vanti o. c. p. 161. 

(46) Cost. « Inter plurima ». Ci piace riportare un documento inedito, il quale in base a no- 
tizie di archivio, conferma in breve ciò che noi abbiamo ricavato dalla lettura delle Bolle : « Fra 
gli altri privilegi concessi a questo Ordine Regolare, uno fu quello di aggregare Confraternite, 
istituire Commende e Benefici Regolari, donare l'Abito, ossia Croce dell' Ordine a chi avesse fatta 
una donazione perpetua all'Arciospedale di uno o più fondi. 

Ebbero da ciò origine le Commende e i Priorati che anche al presente godonsi dai Canonici di 
S. Spirito. 

Al Commendatore o Maestro Generale dell'Ordine fu fatta facoltà da Sisto IV (vedi Bolla che 
incomincia: « Etsi ex debito») di conferire ai Canonici le suddette Commende, Cappellanie e Bene- 
fizi regolari, purché però i medesimi fossero amovibili ad nutvm del Commendatore. 

Pio IV confermò la suddetta Bolla iVedi Bull. pag. 496) e nel 1747 Benedetto XI V in un Breve 
dichiarò che li frutti maturati o da maturarsi di tutti li Priorati e Benefizi anche di Jus Patfonalo, 
Commende di S. Spirito vacante e che saranno per vacare in avvenire, debbano rimanere a libera 
disposizione del medesimo Commendatore, il quale a suo arbitrio, ne possa disporre a favore del- 
l'Arciospedale, oppure dei Canonici, e che dopo la morte di ciascuno di essi debba interamente 
spettare allo stesso Arciospedale lo spoglio, né sopra il medesimo possa acquistarsi diritto perso- 
nale alcuno. 

Per ciò poi che riguarda 1' uso delle vendite di tali Priorati, non può tralasc'arsi che nella 
S. Visita Apostolica del Cardinal Petrucci nel 1696 volendo togliersi ad essi cononici, ne fecero 
rappresentanza al Papa Innocenzo XII, il quale deputò una Congregazione di ^cinque Cardinali 
perchè decidessero se doveva ad essi permettersi la libera amnjinistrazione delle loro entrate, op- 
pure si dovesse ingiungere l'osservanza del voto dì Povertà... 

Allontanandosi sempre più i Religiosi dal loro istituto, Mons. Bernardino Cirillo Gran Maestro 
dell'Ordine, 'rinnovò la Regola sul modello della antica, accompagnandola con una sua Lettera 
Oratoria del 1 Aprile 1562, e questa Regola fu stampata in Lione nel 1647 (non esiste in Archivio). 

Aumentando in seguito per la concessione dei Papi e per le oblazioni dei Fedeli lo splendore 
di questo pio Stabilimento, anche i Religiosi di S. Spirito (che da Pio IV si chiamarono Canonici 
Regolari) (vedi Bull. pag. 476) furono di numero accresciuti e furono loro individualmente asse- 
gnati differenti rami di amministrazione non solo in Roma, ma anche fuori, come Ministri nei Feu- 
di, Fattori Generali delle Tenute, Commissari delle visite dei Priorati lontani ecc. ed inoltre gli 
vennero attribuite delle pìngui Commende, di cui il merito della persona o il peso della carica mi- 
surarono la ricchezza (Il tutto rilevasi dalle patenti che ad essi si spedivano), le quali cose essendo 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 25 

5. - ilmminisirazìone 

L'amministrazione degli Ospedali di Roma, non presenta materia 
così vasta come l'organizzazione direttiva, se non in quanto concerne 
la statistica ; ma questa oltre che non interessare il nostro scopo, 
non ha neppure grande riferimento nei documenti Pontifici. 

Il regime amministrativo fino al secolo XIX fu singolare per i 
singoli Ospedali e si confondeva col regime direttivo. Infatti era 
considerato amministratore nato dallo stesso diritto comune (*^), 
chi presiedeva al governo dei luoghi pii e per gli Ospedali di 
Roma non tanto come a ultimo riferimento, ma specialmente come 
al solo competente. 

Il Precettore di S. Spirito nei limiti consentiti dal diritto per il 
movimento dei beni ecclesiastici vendeva o acquistava, alienava o 
locava, destinando i frutti percepiti al mantenimento ed ai bisognj 
dell'Ospedale. Non esisteva nessun consiglio amministrativo ma lo 
stesso precettore nei casi di maggiore responsabilità, riuniva i suoi 
coadiutori nel governo della Casa e dell' Ospedale e ad ess 
comunicava le esigenze più urgenti. Qualunque fosse stato l'esito 
di questa consulta, il precettore era sempre libero di operare a suo 
piacimento, poiché quella parvenza di consiglio, formato volta per 
volta, non poteva avere facoltà deliberative. 

Abbiamo visto più sopra con quanta energia i Papi vigilassero 
questo movimento e come intervenissero quando l'azione del pre- 
cettore-amministratore non rispondeva alla retta gestione dei beni 
e al fine dell'Istituto. Allora erano gli stessi Pontefici che facevano 



incompatibili coll'essere di Religioso, e rendendoli in certa guisa distratti, contribuirono ad allon- 
tanarli sempre piti dal loro primo Istituto. 

I precettori dell'Ordine ed i Visitatori deputati dai Sommi Pontefici procurarono di quando in 
quando richiamarli all'osservanza emanando Decreti, Editti, Monitori onde toglici e gli abusi, ma 
non stabilirono una regola certa, che riformandone i costumi e ravvivando in loro lo spirito Rego- 
lare, contribuisse a mantenere in una stabile osservanza le pie opere di un così lodevole Istituto». 
('Archivio di Stato - Roma: Cenni sull'Ordine e disciplina regolare dei Canonici di S. Spirito, ri- 
cavati dai documenti esìstenti nell'Archivio del medesimo Ordine - Ms. V. 1296). 

(47) Dice il Concilio Tridentino : « Curent Ordinarii ut hospitalia quaecumque a suis admini- 
stratoribus quocumque illì nomine censeantur, et am quomodolibet exemptis fideliter et diligenter 
gubernentur ». Sess VII e. 15 - De Ref. - Quasi le medes'me parole il concilio aveva desunte da 
una Costituzione emanata per il Concilio Viennese (1311) da Clemente V, la quale Costituzione fu 
poi inserita nelle Clementine e. II, lib. Ili, tit. II : « lUis etiam quibus dictorum locorum guber- 
nati) seu admtnìstratio committetur, ad instar tutorum et curatorum juramentum praestari... te- 
nentur » etc... 



26 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

in nome dell'Ospedale, le operazioni contrattuali (*^), sospendendo 
temporaneamente l'autorità e le facoltà del Precettore. 

Con la riforma di Giulio III, si potrebbe parlare di creazione 
di un consiglio amministrativo, formato appunto dalle sei persone 
alle quali fu affidato il governo dell'Ospedale ; però a considerare 
bene l'istituzione, non pare che la Bolla di riforma abbia dato a 
tutti la medesima autorità, perchè in realtà a uno solo di essi ve- 
nivano concesse le attribuzioni proprie di Precettore. Senonchè 
rimane sempre assai difficile poter valutare 1' effettiva competenza 
degli altri cinque componenti il predetto governo, dal momento 
che, secondo le intenzioni, quello che portava il titolo di precettore 
doveva essere solo « primus inter pares » (*^) e tuttavia la parità 
non sembra esistesse. Del resto questo fu un regime di emergenza 
che ebbe vita relativamente molto breve e col ristabilimento del- 
l'originale governo, decretato da Paolo IV, anche l'amministrazione 
tornò nelle mani del precettore (^''). 

L' amministrazione degli altri Ospedali maggiori, rimase per 
lungo tempo competenza delle Confraternite annesse a ciascun 
luogo, le quali deputavano uno o piij custodi responsabili della 
gestione dei beni. 

L'Ospedale di S. Giacomo e quello di S. Maria della Pietà 
facevano eccezione a questa regola: il primo fino al 1455 fu am- 
ministrato da un Commendatore che riceveva l' investitura dal 
Precettore di S. Spirito dal quale dipendeva, e solo più tardi, quando 
già era passato alle dipendenze della « Compagnia di S. Maria 
del Popolo » fu amministrato da guardiani e priori da essa depu- 
tati ; il secondo, cioè l'Ospedale di S. Mana della Pietà, era ammi- 
nistrato dallo stesso Precettore di S. Spirito, in virtù della unione 
dei due Ospedali, decretata da Benedetto XIII. Le due amministra- 
zioni rimasero così fuse in una fino al 1730, quando Clemente XII, 
col Motu-proprio « Dopo essere stata » del 12 agosto, le separava. 
Dice infatti il Pontefice : < L'amminirtrazione dei beni dei Pazzi, 



(48) Archi\r. di St. - Roma : Osp. S. Sp. f Privilegia et jura » voi. 2, 

(49) Cf. Co5t. < Cum sicut accepimus » del 12 luglio 1553 - B. H. p. 373. 

(50) Vedi Cosi. « Apostolicae Sedis » B. H. p. 409; Morosi, o. c. V. 49, p. 291. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 27 

deve essere separata da quella di S. Spirito : a tale effetto vogliamo 
che tutti i contratti concernenti l'interesse di detto Ospedale dei 
Pazzi debbano dalli detti Commendatori presenti e prò tempore 

farsi sotto nome del detto Ospedale dei Pazzi acciò gli effetti 

d'un Luogo Pio, non possano mai confondersi con quelli dell'al- 
tro ('')p. 

Dopo la costituzione della Commissione amministrativa degli 
Ospedali (^^), si incominciò ad adottare un sistema amministrativo 
tecnicamente moderno ed abbastanza adattato alle nuove esigenze 
ospedaliere (^^) ; però questi nuovi criteri anche se rispondono a 
necessità moderne, sono peraltro ordinamenti basati sulla burocrazia, 
la quale in verità è in contrasto con i luoghi destinati alle umiH 
esigenze della carità cristiana. Senza dire poi che con l'aumento 
non indifferente del personale necessario, vengono assorbiti molti 
proventi, che molto più opportunamente potrebbero essere devoluti 
a beneficio degli infermi. 

6. Pratica processuale 

Altra interessante materia bollare, riguarda le cause ed i pro- 
cedimenti giudiziari, aventi carattere non solamente interno, ma 
anche esterno. 

Il primo vestigio di questa prerogativa, nei documenti Pontifici, 
appare ai tempi di Gregorio IX. 



(51) Archivio di Stato - Roma: Osp. S. Sp., « Bolle e Brevi » voi. 1408 ; cf. anche il Breve del 
medesimo Pontefice « Cum venerabilis » 31 Maggio 1738 - Archivio di Stato ibid. 

(52) Riferita brevemente anche nelle sue vicende al capitolo secondo, p. Ili ss. 

(53) La validità degli atti amministrativi secondo l'organico della Commissione, era rimessa al 
beneplacito dei Deputati. Per l'Ospedale dì S. Spirito, il cui Commendatore, come è noto, fu il 
primo presidente della Commissione, pare che le funzioni di deputato fossero affidate al Maestro di 
casa, come si rile.ra da alcuni contratti, stipulati quasi all'inizio della riforma. Interessante, tra gli 
altri, è quello stipulato tra l'Ospedale e Luigi Palmieri. Cuesti si impegnava a trasportare a sue 
spese, dentro il mese di Marzo, 50 some di olio « doce e chiaro > dietro corrispettivo pagamento, 
da parte dell'Ospedale di scudi 19 per ogni soma. Questo contratto, steso e firmato dal Palmieri i 
14 ottobre 1809, fu poco dopo impugnato di invalidità, perchè non ^autorizzato dal Convisitatore 
di S. Spirito Can. Falsacappa, e non sottoscritto dal Maestro di casa, Can. Salvatore Bovi. Per 
evitare le spese di una « lite » si venne ad una amichevole transazione : fu redatto un nuovo con- 
tratto in piena forma, con le stesse clausole del precedente, più una dilazione di tempo, nella e- 
ventualità che l'olio non potesse tutto essere consegnato nel mese di Marzo... Cf. Arch. di St. - 
Roma, Osped. S. Sp. v. 701, n. 1. Questo volume o busta di Archivio è una ricca miniera di con- 
tratti, epoche, informazioni, enfiteusi, affitti, vendite e compre es>eguìii e accettati dall'Ospedale di 
S. Spirito. 



28 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

Il Rettore {^^) di S. Spirito si era lamentato presso il detto 
Pontefice, che sovente venivano mosse liti contro 1' Ospedale, allo 
scopo di estorcerne beni e denaro. Il Papa che già era al corrente 
di tali subdole macchinazioni che recavano un vero danno all'Ospe- 
dale, interviene in merito, applicando all'Ospedale i principi che 
già aveva sancito per i chierici nelle sue Decretati (^'^), cioè il 
« privilegìum fori». Nessuno poteva citare l'Ospedale senza auto- 
rizzazione apostolica da impetrarsi volta per volta. E poiché il Papa 
non fa nessuna restrizione è verosimile che nella sua intenzione 
abbia voluto comprendere anche le citazioni che potevano esser 
fatte ai tribunali ecclesiastici : « volentes igitur hospitali nostro pro- 
videre quieti, eidem ut de caetero per literas Apostolicas, quae 
centra ipsum specialiter non fuerint impetratae, trahi non possint 
in causam, auctoritate praesentium indulgemus » (^^). 

Se le cause versavano in materia di restituzione di beni al- 
l'Ospedale, lo svolgimento doveva essere sommario e senza stre- 
pito ; una volta provata l'appartenenza dei beni all'Ospedale e 
perciò conosciuta la verità del fatto, si doveva decidere immedia- 
tamente in favore di esso, senza beneficio di appello, anzi, richie- 
dendolo il caso, i detentori contumaci venivano costretti alla 
restituzione, per mezzo della pubblica forza (^''). 

Vere norme tassative in fato di cause, furono introdotte da 
Clemente Vili nel 1605. Nella sua Costituzione « Cum sicut acce- 
pimus » il Papa ricorda anzitutto che due suoi Predecessori, Cle- 
mente VII e Paolo IV, avevano deputato per giudici dell' Ospedale 
il loro stesso Vicario (°"^), ma le loro disposizioni, essendo cadute 
in disuso, mettevano l'Ospedale nelle mani di molti giudici, ogni 
volta che si richiedesse un qualunque processo. Egli pertanto mentre 
riconferma sostanzialmente le antfche disposizioni, ne aggiunge di 
proprie e tra queste una importantissima, con la deputazione di un 



C54) Vedi più sopra p. 49. (Questi ed altri rictiiami si riferiscono sempre alle pagine della 
Dissertazione dattiloscritta). 

(55) C. 4, 10, X, II, 2. 

(56) Cost. « Ex parte vestra » 25 Aprile 1235 - B. H. p. 34, Le stesse disposizioni ribadisce 
poco dopo Innocenzo IV In una costituzione omonimp, del 7 Luglio 1247 rifeicndo alla lettera le 
parole di Gregorio IX. - B. H. p. 37 

(57) Cost. « Etsì de universìs > di Sisto IV - B. H. p. 213. 

('58) Le Costituzioni di questi due Pontefici non sono citate nella Bolla di Clemente Vili, né 
risultano inserite tra i documenti del Bollarlo. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 2Q 

giudice proprio, competente per tutte le cause civili e criminali, 
profane e spirituali che riguardano l'Ospedale. 

Le principali norme sancite da Clemente Vili, nella suddetta 
Costituzione, sono le seguenti : 

a) le cause di qualunque genere, di interesse dell'Ospedale, 
contro qualunque persona anche rivestita di dignità, sia pure avente 
giudici propri, devono essere conosciute e decise dal Giudice del- 
l'Ospedale o da un suo delegato ; 

b) dette cause vanno risolte sommariamente secondo giustizia 
ed equità e senza beneficio di appello, a meno che non fossero 
state trattate da un delegato ; 

e) le cause che riguardano il Precettore, il Consiglio e qua- 
lunque persona che lo compone, devono essere trattate personal- 
mente dal Vicario, sotto pena di irritazione del processo ; 

d) l'autorità del Vicario, secondo la medesima Costituzione, 
era molto vasta. Egli poteva citare le parti anche per mezzo di 
editto e in caso di contumacia, non solo dichiarava l'incorrere 
delle censure, ma le stesse censure egli poteva anche aggravare. 
Inoltre qualora lo avesse ritenuto opportuno, poteva costringere i 
testimoni a deporre la verità, sotto minaccia dell'applicazione di 
pene stabilite o da stabilirsi da lui stesso. Nei casi più gravi richie- 
deva l'intervento della forza pubblica ; 

e) l'esecuzione della sentenza deve essére fatta anche se sia 
stato interposto appello ; 

f) le citazioni possono essere eseguite da qualunque cursore 
di Roma, secondo il beneplacito dei Procuratori dell'Ospedale ; 

g) le cause possono essere trattate in qualunque giorno della 
settimana, meno i festivi (^^). 

Nel 160Ó il successore di Clemente VIII, confermò quasi tutte 
le di lui disposizioni, però introducendovi alcune limitazioni. La 
Bolla di Clemente Vili, non aveva nominato le cause che potevano 
interessare il Camerlengo, il Tesoriere generale ed i chierici in 
genere addetti alla Camera Apostolica. Tutto al più esse ricadevano 
nella disposizione riferita sotto a) ; ma nel dubbio che il contrasto 
di competenza, più che facilitare, ritardasse lo svolgimento del pro- 



(59) Cost. « Cum sicut accepimus » del 10 Feb. 1605 - B, H. p. 564. 



30 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

cesso, Paolo V restrìnge i limiti troppo ampi di Clemente Vili, 
determina meglio le competenze, sottrae alle facoltà dell' Ospedale 
le cause nelle quali si tratta dell'interesse della Camera Apostolica 
e, per gli altri casi specifici, introduce il diritto di prevenzione. 
Oltre a ciò il Papa lascia al Precettore la libera scelta del giudice, 
nelle cause che hanno come materia discussa le obbligazioni Ca- 
merali ; inoltre dispone che se alcune cause erano state riservate 
alla competenza di giudici, diversi da quelli davanti ai quali erano 
state iniziate, si possono proseguire, lasciando immutati i Notari (^**). 
Non è difficile riscontrare in questi cambiamenti di Paolo V 
l'influsso che già esercitavano i Decreti del Concilio Tridentino (^^). 
Però sarebbe erroneo affermare che siano solo applicazioni « ad 
litteram >. Infatti il Concilio aveva solo provveduto alla competenza 
ecclesiastica in genere e dei Vescovi in specie, sottraendo questi 
alla giurisdizione di tutti i giudici e rimettendo qualunque decisione 
del giudizio, a loro contraria, solo al Pontefice Massimo. Tuttavia 
per le cause dell'ospedale, l'applicazione fu fatta « extensive », in 
quanto cioè i Chierici della Camera Apostolica, venivano global- 
mente considerati come Prelati. 



7. - IVotara e capacità giuridica 

Alla praticai forense, come in tutte le altre azioni aventi carat- 
tere giuridico, pili o meno spiccatamente, era indispensabile per gli 
ospedali, anche il notaro. 

A scanso di equivoci, dobbiamo subito rilevare che a Roma il 
notaro non era in un primo tempo una specialità degli ospedali e 
neppure "una loro esclusiva privativa. Infatti esisteva a Roma un 
Collegio di notari che facevano parte della Curia del Campidoglio 
e perciò sovente chiamati « Notai Capitolini >, del tutto indipendenti 
da qualunque altra istituzione. Tale Collegio era una personalità a 
sé, con propri Statuti, con incombenze precise e con propri uffici, 
tenuti questi prevalentemente aperti sull'attuale Via Giulia. 

Il numero dei Notari membri del suddetto collegio, doveva 



(60) Paolo V Cost. « Decet Romanum Pontificem » 3 Luglio 1606 ^ B. H, p. 577. 
(òl) Sess. XXIV, e. 5 e 20 de ref-, sess. XII, e. 8 de ref. 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 31 

essere sufficiente ai bisogni di tutta la città, appunto perchè non 
esistevano notari privati e per qualunque bisogno venivano presi 
dal medesimo collegio. Possiamo nondimeno immaginare che tale 
numero dovette essere sempre imponente e superiore alle effettive 
necessità locali, poiché apprendiamo da una Costituzione di Sisto V 
« Ut initium diuturnitati » del 29 Dicembre 1586, che il Pontefice 
avendo riscontrato che il numero non favoriva né l'ordine, né il 
sollecito disbrigo degli affari, ridusse il collegio a 30 membri scelti, 
escludendo con i meno atti, anche tutti i negligenti. Con Cle- 
mente XI, il collegio dei Notari capitolini ebbe un Cardinale visi- 
tatore e in seguito la piena giurisdizione sui notari fu affidata a 
un chierico di camera (^^). 

Venendo a morire un notaro capitolino senza che avesse 
provveduto — come era consuetudine in quei tempi — a lasciare 
un erede nel suo ufficio, tutti gli atti redatti da lui dovevano essere 
trasportati nella sacrestia della Chiesa di Ara Coeli, presso il Cam- 
pidoglio, onde evitare smarrimenti di carte. 

Abbiamo voluto riferire tutte queste notizie, le quali sebbene 
solo relativamente necessarie per noi, pure giovano per comprendere 
meglio talune disposizioni Pontificie. Per ora ci basti notare che 
l'intervento o la presenza del notaro negli istituti a carattere per- 
sonale, dà già un'idea della grande importanza da questi assunta 
nella vita e nella capacità giuridica, poiché il notaro altro non è 
che la persona di fiducia della legge per la redazione di atti in 
ordine a contratti di ogni genere, legati, alienazioni, processi, te- 
stamenti, codicilli e generalmente in tutte quelle azioni che richiedono 
un testimonio autentico basato sulla scrittura o « Istromento » e 
che all'occorrenza possa far fede {^^). 



(62; MoRONr, o. e. voi. II p. 182 e ss. 

C63) Tenuto conto di questa importanza, non può meravigliare il fatto che in tempi diversi si 
sia provveduto con leggi energiche a creare notari di una probità ineccepibile. Giustiniano proibì 
il notariato agli Ecclesiastici in genere ("Nov. 44 e 73) e Innocenzo III restrinse questa proibizione 
ai Diaconi e Suddiaconi CMoKONr, o. e, voi, 48 p. )27); ciononostante, come nota il Moroni (1. e.) 
gli Ecclesiastici continuarono lo stesso tale ufficio, forse interpretando il divieto solo per gli affari 
laici. Il Conc. Trid. ammetteva l'ufficio di notaro, senza fare distinzione di qualità ; solo preten- 
deva che se i notari fossero stati creati per autorità regia, dovevano essere ritenuti idonei dall'Or- 
dinario, prima di far prestare la loro opera nelle cose Ecclesiastiche (Sess. XXII cpp. 10 de ref.ì. 
Prima del Concilio Tridentino, la maggior parte degli atti notarili, stesi per l'ospedale di S. Spirito, 
sono firmati da notari chierici (cf. per es. nella interessante Collezione di pergamene, riordinata 
con intelligente perizia dal Prof. Ottorino Montenovesi, i nn. 91, 98, 104, 126, 135, 138, 142, 194, 
237 ecc. Gruppo A, Arch, di Stato, Roma). 



32 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

Presso gli ospedali di Roma, nei primissimi tempi, non troviamo 
traccia del notaro, ma non per questo è lecito pensare che non vi 
sia mai intervenuto, almeno in qualità di deputato o assimilato. 
Diversamente bisognerebbe presupporre che gli atti stesi in quel 
tempo, fossero giuridicamente validi lo stesso, oppure che i pre- 
detti ospedali agissero indipendentemente da ogni ingerenza anche 
notarile, confondendo la redazione di documenti con l'amministra- 
zione della Casa. 

Tenendo presenti le condizioni ambientali, nonché le modeste 
esigenze giuridiche richieste per queste faccende nel Medio Evo, 
si potrebbe addirittura sottoscrivere a quest'ultima opinione ; se- 
nonchè questa, come la prima opinione, presenta difficoltà non 
lievi appunto per la mancanza di notizie esatte. 

Certo è però che fuori dell'Ospedale la legge comune, almeno 
per il primo dubbio era chiara, hinocenzo III nel Concilio Latera- 
nense IV (e. 38) (®^), aveva prescritto la presenza del Notaro nella 
redazione di atti processuali, senza peraltro curarsi di stabilire 
alcuna irritazione o nullità per la mancanza della di lui sottoscri- 
zione, forse avendo presente la nota disposizione dei suo prede- 
cessore Alessandro III, if quale aveva ritenuti invalidi tutti gli atti, 
non autenticati dal sigillo o firmati dal Notaro (^^). 

Si dirà che qui si parla di atti di processo, tuttavia la mancanza 
di disposizioni positive deve necessariamente indurre a pensare che 
anche qui, come in tanti altri casi, la disposizione fosse estesa per 
analogia a tutti gli altri atti notarili e quindi anche a quelli riguar- 
danti l'Ospedale. 

Questa induzione che si sembra assai probabile, è in certo 
modo confermata dalle prime Costituzioni Pontificie, che si occu- 
pano di questa materia, dove il Notaro è nominato in modo che 
non lascia supporre alcuna innovazione. 

Sisto IV nella Costituzione « Illius qui prò Dominici » C®), 
ordina che il Notaro, dopo aver rogato un testamento o una pia 



[6A) Il testo fu poi inserito nelle Decretali di Gregorio IX, lib. II, tit. 19, e. II. 

(65) «Scripta vero authentica, si testes inscripti decesserint, nisi per raanum publicam facta fue- 
rint, ita qiiod appareant publica, aut authenticum sigillum habuerint per quod possint probari, non 
videntur Nobis alìcuius firmitatis robur habere - e. 2, X de fide instr. II, 22. 

(66) B. H. p. 203. Nelle Costituzioni raccolte nel Bollarlo, la prima menzione del Notaro è 
fatta dalla citata Bolla. Va notato pertanto che nell'Archivio di Statò esistono ben 465 buste (da 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 33 

elargizione fatta in favore dell'Ospedale, ne deve dare notizia al 
precettore, direttamente o per interposta persona e nel minor tempo 
possibile, sotto pena di scomunica. Inoltre esorta i Notari come 
anche i Confessori a non omettere mai di raccomandare il pio 
luogo ai moribondi facoltosi, onde possano sovvenirlo a misura 
delle proprie disponibilità {^^). In un'altra Costituzione {^^), lo stesso 
Pontefice determina il tempo utile di un mese, per la notifica al 
Precettore dei rogiti stessi. 

L'obbligo che fa ai Notari, e che aggrava con la comminazione 
della scomunica, lo estende anche a tutti coloro, ai quali per caso 
fossero pervenuti i registri dei Notari contenenti disposizioni favo- 
revoli all'Ospedale. Ma al Pontefice non pare di aver sufficiente- 
mente provveduto alla conservazione di tali preziosi documenti e 
perciò ordina agli stessi Precettori di registrare in un libro speciale, 
tutto quanto vien loro comunicato dai Notari, punendo di scomu- 
nica i negligenti i quali se dopo sei mesi non avessero mostrato 
resipiscenza, sarebbero anche rimasti privati del beneficio senza 
speranza di restituzione {^^). 

Fino a Pio IV i Notari che prestavano la loro opera nell'Ospe- 
dale, erano presi necessariamente dal Collegio Capitolino e mante- 
nuti a spese del Precettore. Accadeva però che il Notaro, venendo 
a mancare o per causa di morte o per altra ragione, le scritture 
da lui redatte, trasportate fuori dell'Ospedale, erano sovente distrutte 



191 a 655) di «instrumenti». o atti notarili interessanti solo l'Ospedale di S. Spirito. Il primo vo- 
volume (o busta) riporta documenti del 1456 e perciò anteriori al Pontificato di Sisto IV. Eguale 
abbondanza si risontra tra il materiale degli altri Ospetlali. 

(66) « Ipsi quoque Notarli et Confessores eorumdem decedentium in suorum remissionem pecca- 
torum eisdem testantibus et confidentibus commemorare non omittant ut ad tam pia opera,- quae 
in hospitali exercentur, manus porrigant adiutrices, quemadmodum Nos quoscumque Chistifideles et 
praesertìm confratres eiusdem confratriae qui prò tempore fuerint per viscera misericordiae Do- 
mini nostri Jesu Christì adhortamur». Cost cit. « lUius qui prò dominici»; Clemente VII con la 
Costituzione « Singularem » e Giulio HI con la Costituzione » Si in universa» ripetono e confer- 
mano le stesse parole riferite. B. H. pp, 315 e 389. 

('67) Cf. « Etsi de universìs » più volte citata. - Bull, Rom,, V, 216- 

(68) « Et notari rogati hactenus et quos in posterum rogari contingerit, de testamentis et aliis 
ultimis voluntantibus ac contractibus in quibus contineretur aliquid quod in commodum dicti hospi- 

talis tradent, huiusmodi dispositiones praeceptori dicti hospitalis significare teneantur infra 

mensem, postquam de illis rogati fuerint huiusmodi significationes (Praeceptor vel Rectores; in 

aliquo libro annotare teneantur... negligentes... excommunicationis sententiam incurrant et si illa 
per sex menses animo indurato sustinuerint, officio... privati existant eo ipso, absque spe restitu- 
tionis» - Cost. «Etsi de universis », Lo stesso Concilio Tridentino più tardi parlando degli atti 
notarili, nelle cause spettanti al foro ecclesiastico, stabilirà come termine utile per la stessa esibi- 
zione, un mese: « porro ipsam actornm copiam teneatur Notarius.,. ad minus intra mensem exhi- 
Tjere ». Sess. XXIV e. 20 de ref. 



34 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMMINISTRATIVO 

o disperse, con quanto danno dell'Ospedale, è facile immaginare. 
Da qui la ragione di una importante innovazione. 

Pio IV con Motu Proprio « Cum sicut accepimus » del 9 No- 
vembre 1560 (®^) istituisce un Notaro proprio, la cui funzione deve 
essere tutta diretta alla registrazione di documenti di interesse 
ospedaliero. Per il buon funzionamento di questa nuova istituzione 
egli dà le seguenti direttive : 

1) il Notaro non deve essere stipendiato ; 

2) le note degli istrumenti, una volta redatte, devono conservarsi 
nella Cancelleria dell'Ospedale ; 

3) ad ogni Notaro successore è concessa l'autorità di supplire e 
correggere i difetti riscontrati nelle note dei predecessori, le quali 
così corrette e redatte in esatta forma giuridica, hanno la medesima 
forza obbligatoria, come se fossero state redatte dal primo o da 
qualunque altro Notaro del Collegio Capitolino (^°). 

Le disposizioni di Pio IV, certamente di grande valore storico 
e giuridico, furono perfezionate e rese più consone alla natura e al 
fine dell'Ospedale da Urbano Vili. Questo Pontefice pur mantenendo 
per l'Ospedale un Notaro proprio, vuole però che il Precettore lo 
scelga tra i suoi religiosi professi è sacerdoti ; che sia amovibile 
ad nutum ; che abbia la medesima autorità di ogni comune Notaro 
di professione e che possa essere sostituito come e quando a lui 
piacerà, da qualsiasi altro Notaro pubblico, non esclusi quelli della 
Curia romana ij^). 

Il vantaggio che doveva apportare all'Ospedale, questo adat- 
tamento, si intuisce con molta facilità, però il Pontefice va ancora 
più oltre. Il Notaro creato da Pio IV, doveva essere adibito solo 
per le scritture di interesse interno dell'Ospedale, e per conseguenza 
la sua opera rimaneva circoscritta, dovendosi chiedere l'intervento 



(69) B. H. p. 468. 

(70) « Nos praemissis occurrere et indemnitati hospitalis et pauperum praedictorutn patefno af' 
fectu consulere volentes, motu simili et apostolica auctoritate per praesentes statuimus et ordina* 
mu3 quod de caetero perpetuis futuris temporibus Notarius et Secretarius dicti Hospitalis ab eo 
recedentes et officium... exercere desinentes, aut ipsorum Notarli, si decedànt haeredes imbrevia- 
turas seu notas instrumentorum per eos rogatorum, interesse dìcti Hospitalis quomodolibet concer- 
nentium, alio transportare nequeant sed eas in Cancellariae ipsius Hospitalis, ad hoc ut illi suc- 
cedentes, Notarius et Secretarius praefati, illas gratis et sine praemio explere et in publicam for- 
mam redigere possìnt, dimittere teneantur ». Costituzione citata. 

(71) Cost. «Commoditatibus ipsius» del 28 Novembre 1626 - B. H, p, 587, 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 35 

di altri Notati pubblici per tutti gli altri interessi ospedalieri, sia 
dentro come fuoH di Roma. A Papa Urbano non sfugge l'incon- 
veniente e nell'intento di provvedere ad una più completa e asso- 
luta indipendenza dell'Ospedale, anche in questa materia, deputa 
altri quattro Notari con le stesse prerogative e come coadiutori de* 
primo, da scegliersi di preferenza tra quei sacerdoti professi del- 
l'Ordine di S. Spirito, che già avessero rivestito la carica di Notaro 
nella Curia romana, prima di entrare nell'Ordine, o, in mancanza 
di questo requisito, tra i più abili e i più idonei. 

A questi cinque Notari fu in seguito demandato il disbrigo e 
la confezione di tutti gli atti e pratiche notarili, che nell'interesse 
dell'Ospedale e dell'Ordine, dovevano essere redatti sia in Roma 
che in ogni altro luogo C^"). Queste disposizioni rimasero in vigore 
fino alla definitiva soppresiòne dell'Ordine. 



8 - Capacità giuridica. 

Abbiamo già detto che- la presenza del Notaro negli Ospedali 
di Roma, ci dà indubbiamente un'idea della loro effettiva capacità 
giuridica ; tuttavia questa affermazione non va intesa nel senso che 
senza il Notaro la capacità giuridica non avesse potuto avere una 
stabile consistenza, perchè tale capacità è semplicemente un acces- 
sorio e come tale segue la personalità, che è il principale; solo si 
vuol dire che il Notaro, come esponente autentico della legge, ci 
indica le proporzioni che la stessa capacità aveva raggiunto. 

Abbiamo anche tratteggiato più sopra la capacità per lo più 
attiva nel movimento contrattuale, accentrato nella maggior parte 
dei casi, nelle mani dei Rettori o delegati di Confraternite per i 
singoli Ospedali ; ora più particolarmente vogliamo accennare som- 
mariamente alla capacità giuridica, considerata in senso passivo, 
nelle donazioni e nei testamenti. 



C72) Praeterea qnoniam.,. evenire consuevjt quod tam in dieta Urbe quam extra eam plures 
contractus et scripturae prò dicto Archihospitali conficiantur, prò quibus conficìendis alios Notarios 
adhibere... necesse est.., auctoritate et tenore praesentium facultatem et auctoritatem tribuimus et 
impartimur deputandi quatuor duntaxat ex fratribus.., in Coadiutores seu substitutos Notarli .. ad 
effectum ut eiusdem fratres seu successorum suorum huiusmodi nomine, tam in Urbe quam extra 
ubique locorum, prout fuerit quaecumque Instrumenta.., conficere stipulare...». Cost. cit. 



36 ORDINAMENTO DIRETTIVO E AMlVnNISTRATIVO 

Le prime donazioni, e certamente le più cospicue, sono quelle 
fatte dai Sommi Pontefici, non solo quando hanno dotato gli Ospe- 
dali, ma anche successivamente annettendo loro i proventi di pe- 
dagi obbligati o le rendite di benefici vacanti (^'^). 

Inoltre per ordine dei medesimi Pontefici, era stabilito che se 
gli stessi Ospedali o luoghi dipendenti, fossero stati contessi in 
Commenda a persone anche estranee all'Ordine, l'Ospedale dovesse 
sempre percepire una pensione annua, che si aggirava per lo più 
sui cento ducati d'oro di Camera C^). 

É certo che queste ultime forme di donazione impropriamente 
si possono chiamare tali, perchè venivano fatte in forza di legge 
e perciò erano vere obbligazioni annuali; però era l'Ospedale che 
riceveva le pensioni, cioè la qualità di soggetto passivo di diritti, 
era appunto un Istituto dotato di capacità giuridica. 

Non meno importanti sono anche le donazioni di privati. La 
prima forma si esplicò nelle elemosine sia spontanee, sia fatte per 
assecondare i desideri dei Pontefici, i quali a loro volta concede- 
vano ampie Indulgenze onde incoraggiare più generose elargizioni. 

Ciò avveniva specialmente quando, come abbiamo ricordato 
altrove, la crisi dell'erario pontificio, vietava ai Pontefici di interve- 
nire personalmente a coprire i bisogni e le necessità. 

Quasi tutti i documenti pontifici lasciano supporre che le 
donazioni spontanee, indipendentemente da qualunque intervento 
pontificio, non dovevano essere né rare, né di poca importanza, 
sia perchè era questo prevalentemente lo scopo della presenza del 
notaro nell'Ospedale, sia anche perchè, allo scopo di evitare illecite 
sottrazioni, ai notari era fatto stretto obbligo di denunciare solle- 
citamente qualunque genere di donazione, e in modo particolare 
se esse venivano fatte «mortis causa» (^^). 

Oltre alle donazioni, gli Ospedali venivano sovente in posseso. 



(73) Cf. le seguenti Cost. : « lustis et honestis » del 3 Nov. 1440 di Eugenio IV ; « Inter caeteras » 
dell' 11 Mar. 15.3 di Leone X; <r Etsi illius !> del 9 Genn. 1538 di Paolo III; «Ad ea ut tenemur» 
del 29 Magg. 1559 di Paolo IV - B, H. pp. 121-280, 333, 435. Anche per i benefici detenuti da reli- 
giosi di S. Spirito, vigevano sempre le vetuste disposizioni dei Pontefici, in virtù delle quali, tolto 
il necessario per il vitto ed il vestito, dovevasi cedere il di piti per ì bisogni dell' Ospedale - Cf. 
Cost. € Ex suscepto servitutis i> di Pio V - B. H- p. 524. 

(74) Giulio II « Religionis zelus » del 29 Ag. 1506 - E. H. p. 225. 

(75) Sarebbe certamente interessante riferire le più cospicue e originali donazioni, i cui relativi 
documenti si conservano nell'Archivio di Stato, tra il materiale dei singoli Ospedali; ma non lo 
riteniamo opportuno, per non estendere troppo il nostro studio. Considerandole complessivamente, 



DEGLI OSPEDALI DI ROMA 37 

di eredità intere o parti cospicue con disposizioni testamentarie C®). 

Per ordine di Sisto IV, come abbiamo veduto, i Notari e i 
Confessori dovevano sollecitare dai moribondi pii lasciti; Pio VII 
invece, in un periodo assai critico, va ancora più in là, arrivando 
a dichiarare nullo ogni testamento che non contenesse almeno una 
sovvenzione di uno scudo per l'Ospedale ("). 

In caso di eredità intestate, gli Ospedali avevano diritto a una 
parte precedentemente fissata, come abbiamo avuto occasione di 
dire altrove, citando i relativi documenti C'^). 



le donazioni pur essendo devolute ai singoli Ospedali, avevano destinazione diversa, e cioè mante- 
nimento degli infermi, dotazioni per maritaggi e anche — c^me si diceva — per « monacazione », 

Una forma di donazione originale per esempio, era costituita da fondazione di CappeUanie o 
Benefici amovibili, fatte da singoli fedeli, i quali poi lasciavano per testamento l'incombenza e 
il diritto agli Ospedali di ncwninare il titolare. Riportiamo come saggio l'ultima nomina registrata 
in apposito libro ed effettuata dalla Commissione Amministrativa degli Ospedali : 

« Nos Joannes Bapta Bussi Exc mae Commfssionis Administrativae VV. Hospìtallum Urbis 
aliique eorundem administratores. 

Cum spectet et pertineat ad Ven. Archiosp.le SS. mi Salvatorìs ad Sancta SS. rum Urbis jus no- 
minandi et praesentandi Cappellanos sive Beneficiatos ad Cappellaniam laicalem ad nutum amovi- 
bilem, sive simplex Beneficium erectum a bo. me. Plautilla Bossi Moreiti in Sacrosancta Liberiana 

Basilica S. Mariae Majoris, ut ex eius testamento in Archivio dicti Archiospitalis asservato 

Cumque jam vacavfrit et adhuc vacet C'appellania praedicta per obitum Rev. Sacerdot[s D. Antonii 
Perez; Volentes idcirco de idonea Persona ad exerci;ium dictae Cappellaniae ad nutum amovibilis 
sive simplicis Beneficii ut supra vacantis providere, propterea vigore supradictì juris nominandi 
et praesentandi ad dictum Archiospitale pertinentis, praesentamus, eligimus et nominpmus in Cap- 
pellanum sive Beneficiatum dictae Cappellaniae, sive simplicis Bene'icii a Plautilla Bossi JWoretti 
erecti, Rev. D. Petrum de Arcangelis cum omnibus et singulis fructibus, redditibus, juribus, iuris- 
dictionibus, honoribus et oneribus solitis et consuetis; Rogantes Em.mum et Rev.mum D. S. R. E. 
Cardiualem Scotti Archipresbyterum eiusdem Sacrosanctse Liberianae Basilicse, iftiusque Reverendis- 
simum Canitulum et Rev.mos. D.D. Canonicos ut dictum Sacerdotem Petrum de Archangelis ed 
Capoellaniam seu Beneficium antedictum per Kos ut supra nominatum instituere dignentur necnon 
illuni admittere in Choro et ad functiones solitas et consuetai in eadem Basilica ad quas de jure 
et consuetudine huiusmodi Cappellani tenentur. In quorum etc... Romae in Palatio nostrae Resi- 
dentiae in Via lulia hac die 29 Julii 1817. 

L. ^ S. Joan. Bap ta Bussi Praeses 

Nicolaus Fratocchi - Secretarius - 

Le altre nomine hanno per lo pili la stessa forma, mutato naturalmente quanto richiedevano le 
circostanze. 

La prima nomina registrata rìsale al 1732 e parla della stessa Cappellania fondata da Plautilla 

Bossi Moretti (Hosp. SS. Salv. ad Sacta SS.rum - Archivio di Stato voi. 402/2. 

(76) Scrive il Ch.mo Prof. Montenov^si O. : « Una eredità vistosa toccò all'Ospedale in seguito 
al testamento di Cicco «de Trebis » rogato a Sezze il 23 Luglio 1348 dal notaio Nicola, Setino: 
l'Ospedale infatti fu nominato erede universale oltre il lascito della quarta parte del Castello di 
Trevi col suo territorio, nella Diocesi di Terracina ; della quarta parte dei Casalini del testatore 
a Sezze, nella Contrada cJnclastradura » : della quarta parte di un mulino presso Cisterna e di una 
parte di Castelvecchio presso quest'ultima» - L'Archiospedale di S. Spirito in Roma - in Archìvio 
della R. Deputazione Rom. di Storia Patria voi. LXII - Roma 1939 p. 192. 

(77) Cf. CAvrzzA, o. e. p, 120. Si possono consultare molto utilmente, all'Archivio di Stato, le 
seguenti Buste, che contengono i documenti della materia in esame; Osp. S. Spirito - 1144, 1145, 
nonché la Busta 10 nella quale è conservata « Memoria di 68 legati ^in favore dell'Ospedale di S. 
Spirito» (1501 1885); Osp. S. Giovanni: 198-333 - Osp. S. Giacomo: 1480, 1484 - Osp. della Conso- 
lazione : 131-138, 194 199, 226-232, 244-270 - Osp. di S. Rocco: 8, 28-35, 119-659, 655-667 - Osp. di 
S. Gallicano: 18 e in modo speciale la busta 47 dove si parla del famoso Legato Corsi tuttora in 
funzione. 

(18) Vedi p. 100 - Secondo il tenore della Costituzione «Cum prout » del 1 Aprile 1547 di 
Paolo III, l'Ospedale di S. Giacomo doveva percepire 50 fiorini d'oro. Archiviò di Stato, Roma 
- Osp. S. Giacomo, voi. 293. 



BIBLIOGRAFIA 



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BuLLARii Romani Continuatio - Prati 1845-1854. 

BULLARUM DlPLOMATUM ET PrIVILEGIORUM SaNCTORUM PonTIFICUM TAURINENSIS 

Editio - 1857-1872 

Bullarium Ordinis Fr. Minorum S. P. Francisci Capuccinorum - Tom. I-VII 
Romae Typis Joan. Zempel, 17401742. Tom. VIII-X Oenip. Typis 
Wagnerianis, 1883-1884. 

Bullarium Hospitalis S. Spiritus in Saxia (1752). 

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2) Copia della Bibliot. Lancisiana (Coli, voi, 368). 

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Repetiti - Ed. Aemilius Richeter - Neapoli 1872. 

Codex Juris Canonici Pii X Pontificis Maximi Jussu Digestus Benedicti 
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Corpus Juris Canonici - Ed. Lipsien. II, Aemil. Friedberg. Lipsiae 1879-1881 

Magnum Bullarium Romanum - Ed. Noviss. voi. 4, Romae 1673. 



Il MANOSCRITTI 

(dEchiirio dì Stato - Roma) 



1) OSPEDALE DI S. SPIRITO 


; 










Annualia canonicorum Busta 9 


Atti notarili .... 








» 


191 a 655 


Bolle e Brevi .... 








» 


1408 


Bullae confirmatorum privileg. 








» 


14 


Catasti e piante .... 








» 


1458-H81 


Cause giudiziarie 








» 


1146-1293 


Chiesa di S. Spirito . 








» 


1299 


Commendatori e Canonici 








» 


1296 



40 Bibliografia 






Contratti » 


701 


Decreti 






» 


62 


Frati di S. Spirito .... 






» 


15 


Giurisdizione ecclesiastica 






» 


1303 


Inventarium domorum 






» 


73 


Jura et documenta .... 






» 


5-8 


Liber memoralium .... 






» 


16 


Mandati 






» 


1891-2309 


Miscellanea : assistenza e personale 






» 


3092 


Notizie diverse per Ms. Racagni 






» 


30 


Privilegia et jura .... 






» 


2-4 


Rubricella 






» 


102-106; 656-667 


Sacra Visita 






» 


901-917; 3177-3180 


Sacrae feliquiae ..... 






» 


10 


Serie dei Precettori .... 






» 


31, 32 


Testamenti ...... 






» 


1144-1145 


Transumptum bullarum . 






» 


1434 


Transumptum privilegìorum . 






» 


1422-1431 


Pergamene N. 232 • Gruppo A 




2) OSPEDALE DI S. GIOVANNI AL LATERANO : 




Atti giudiziari Busta 334-336 


Beni dell'Ospedale . . , . 






» 


979 


Bolle e Privilegi .... 






» 


371 


Catasto dei Privilegi, grazie, indulgenze 


ecc. 




» 


374 


Congregazioni 


» 




» 


1-23 


Eredità 






» 


198-331 


Istromenti 






» 


24-179 


Personale 






» 


402 


Sacra Visita 






» 


181-182 


Statuti 


. 




» 


370 


Piante, catasti e inventari 






» 


372, 373, 377 


Testamenti 






» 


332-333 


3) OSPEDALE DI S. GIACOMO IN AUGUSTA : 




Amministrazione . Bustg 


i 1496 


Bolle e Documenti .... 






» 


292, 293 


Congregazione e decreti . 






» 


1-14^; 16-18 


Eredità 






» 


1480-1484 


Norme per la recita degli uffici 






» 


332 


Personale ecclesiastico 




» 


» 


65368 


Sacerdoti visitatori .... 




) 


» 


369-379 


Statuto organico .... 






» 


93 


Vertenze 


» 




» 


263 



Bibliografia 



41 



4) OSPEDALE DELLA CONSOLAZIONE 

Amministrazione 
Assistenza spirituale . 
Cause . . . . . - 
Cause con enti morali 
Congregazioni e decreti . 
Eredità .... 



Giustificazione dei mandati 

Legati . 

Mandati 

Obblighi di Messe 

Personale . 

Regolamenti 

Sacra Visita 

Testamenti 

Stato delle anime 



jsta 


1291, 1292, 1294 


» 


1242 


» 


281 


» 


287 


» 


1-30 


» 


131-138; 194-199; 
226-232; 244-270; 
1291-1293 


» 


874-1022 


» 


1279-1285 


» 


801-872 


» 


763 


» 


289, 290, 442, 1297 


» 


769 


» 


116 


» 


244 


» 


767 



5) OSPEDALE DI S. GALLICANO 

Chiesa, Messa e Funzioni 
Congregazioni . 
Legato Corsi 

Personale .... 
Privilegi e Regolamenti 
Relazioni .... 
Testamenti ed eredità 



Busta 


23 


» 


1-5 


» 


47 


» 


13 


» 


7 


» 


6, 8 


» 


18 



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Wernz-vidal - lus Canonicum. ad Codicis normam exactum - R( mae 1923-1938, 



IV DIZIOMRI 



DICTIONNAIRE DES ANTIQUITES del Saglio, voi. V - Paris 1912 

piCTIONNAIRE DE DROIT CANONIQUE di Ms. André e Condis, Paiis 1894. 

DIZIONARIO DI ERUDIZIONE di Moroni - Venezia 1840-1861. 

ENCICLOPEDIA ITALIANA DI SCIENZE LETTERE ED ARTI - pubblicata 
dall'Ist. Treccani - voi. XXV, 1935. . 

ENCYCLOPEDIE THEOLOGIQUE di M. Abh. Migne - voi. 47 I Serie - 
Paris (1866) voi. 9, 111 Serie (1S56). 



V PERIODICI 

ACTA APOSrOLICAE SEDIS - Commentarium officiale - Città del Vaticano. 

ARCHIVI D'ITALIA - Roma. 

ARCHIVIO DELLA R. DEPUTAZIONE ROMANA DI STORIA PATRIA. 

ATTI DEL lì CONGRESSO NAZIONALE DI STUDI ROMANI. 

ATTI DELL' ACCADEMIA ROMANA DI ARCHEOLOGIA - Roma, 



Bibliografia 45 

BIBLIOTECA PER IL CLERO. 

BULLETTINO DI ARCHEOLOGIA CRISTIANA - Roma. 

DOMESTICUM - Bollettino cronistorico riserveto ai Ministri degli infermi - 
Roma. 

JUS PONTIFICIUM SEU EPHEMERIDES ROMANAE AD CANONICAS 
DISCIPLINAS SPECTANTES - Roma. 

MISCELLANEA DI STORIA E CULTURA ECCLESIASTICA. 

MONITORE ECCLESIASTICT - Pubblicazione mensile per il Clero - Roma. 

PERFICE MANUS - Torino. 

PERIODICA DE RE MORALI CANONICA LITURGICA - Roma, Pont. Univ. 
Greg. 



A B B R E V I iì Z I m I 



A. A. S. = Acta Apostolicae Sedis. 

ARCH. di ST. =: O. S. Archivio dell'Ospedale di S. Spirito conservato nello 
Arch. di Stato. 

ARCH. di ST. - O. S. Oiac. = Archivio dell'Ospedale di S. Giacomo in Augusta 
conservato ecc. 

ARCH. di ST. - O. S. Giov. = Archivio dell'Ospedale del SS. Salvatore (San 
Giovanni) ad Sancta Sanctorum, conservato ecc. 

ARCH. di ST. - O. d. C. =: Archivio dell'Ospedale della Consolazione, conser- 
vato ecc. 

ARCH. di ST. - O.S.G. = Archivio dell'Ospedale di S. Gallicano, conservato ecc. 

B, H. = BuUarium Hospitalis S. Spiritus in Saxia (Copia conservata nelT Arch. 

di Stato. 

B, H. (Lane.) = Bullarium Hospitalis S. Spiritus in Saxia (Copia conservata 
nella Biblioteca Lancisiana). 

BULL. M. = Magnum Bullarium Romanum. 

BULL. ROM. = Bullarium Romanum. 

BULL. R. Cont. = Bullarii Romani continuatio. 

L. P. = Liber Pontificalis. 

P. L. = MIGNE ; Patrologia*Latina. 



INDICE DELL'ESTRATTO 



Prefazione Pag. 1 

Cospetto generale della dissertazione .... » 6 

Indice Generale » 11 

GAP. UNICO : Ordinamento direttivo e amministrativo » 13 

Bibliografia : » 39